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In memoria di Enzo Siciliano Esposizione a Roma
dedicata a Enzo Siciliano
Ronconi ha espresso soddisfazione per aver affrontato un ambito differente da quello a lui noto, strutturando tutto il suo lavoro sull’emozione provata alla notizia del ritrovamento dei guerrieri in terracotta avvenuta tra il1999 e il 2003. La penombra che avvolge i visitatori nel loro percorso li avvicina a quella stessa oscurità nella quale per secoli questi reperti sono vissuti; le luci soffuse rendono meno leggibili i pannelli ma è uno sforzo visivo ampiamente ripagato dall’emozione e dalla meraviglia. ![]() L’airone di bronzo che accoglie i visitatori della mostra è stato trovato, insieme ad altri simili ma in differenti posizioni, vicino ad un corso d’acqua che scorreva all’interno del monumento funebre stesso. Gli spazi per i morti erano infatti organizzati secondo le modalità di quelli edificati per i vivi poiché la cultura cinese vedeva la morte come parte integrante di un processo ciclico caratterizzato da un’alternanza continua e infinita del principio delle tenebre e dei morti, yin, e del principio della luce, e della vita, yang, due forze contrarie e complementari generate da una primordiale energia vitale (qi) da cui trasse origine il mondo. La leggenda narra che in principio la componente più pesante di tale energia, scendendo, originò la terra, mentre quella più sottile ed eterea, salendo, formò il cielo. Secondo questa cosmogonia, vivendo tra cielo e terra, l’uomo altro non è che la quintessenza dei due tipi di forze vitali e la sua morte è solo un passaggio da una condizione all’altra. Il culto dei morti cinese era composto da una serie di rituali tesi a rendere questo passaggio il più confortevole possibile; la giada, scelta per la bellezza, la durevolezza e le proprietà alchemiche, veniva spesso utilizzata per occludere gli orifizi della salma al fine di evitare la fuoriuscita dell’anima e la conseguente decomposizione del corpo (due piccole giade per coprire gli occhi, due per le narici, due per le orecchie e due per la bocca, una delle quali a forma di cicala, simbolo di immortalità). Eccezionale per la qualità della giada impiegata, di colore bianco, è la veste funeraria in esposizione di dimensioni umane costituita da 4000 piastre di varia grandezza e diversi spessori cucite insieme con centinaia di metri di filo d’oro, prerogativa degli aristocratici di rango più elevato. Nel percorso della mostra si possono osservare, tra gli altri, i bi, strumenti circolari di giada forati al centro associati probabilmente al culto del cielo.
La casa reale Zhou, sprovvista ormai di una forza militare in grado di mantenere coesi e di difendere i territori posti sotto il suo dominio, perse qualunque autorità politica, anche se manteneva saldo il ruolo di massima autorità religiosa. Un gran numero di regni e principati, piccoli e grandi, governati dai discendenti dei capi di lignaggio che nel corso dei secoli avevano ricevuto l’investitura dai re Zhou in cambio di tributi e aiuti militari, lottava per affermare la propria autonomia o la propria supremazia. Nel 256 a.C. la capitale Zhou venne annessa a Qin, il potente regno situato a occidente del fiume Giallo, nello Shaanxi, che nel 221 a.C. riuscì a creare un immenso impero posto sotto la guida di un unico sovrano, Qin Shi Huangdi, il Primo Augusto Imperatore dei Qin. Il lungo e difficile processo di integrazione tra le popolazioni che vivevano sul vasto territorio cinese era giunto a compimento. Il periodo che va dal 221 a.C. al 23 d.C. fu cruciale per la formazione della struttura amministrativa, economica e sociale dell’impero. Per favorire la coesione politica ed economica vennero unificati il sistema di scrittura, il sistema monetario, i pesi e le misure, lo scartamento assiale per i carri. Furono promulgati codici molto articolati e vennero realizzate opere pubbliche maestose, destinate a sfidare i secoli, come l’imponente rete di strade, lunga 6800 km, e di canali, che permisero di collegare rapidamente regioni dell’impero piuttosto distanti tra loro. Collegando, consolidando e ampliando gli sbarramenti preesistenti venne edificata la Grande Muraglia, grandiosa costruzione difensiva che già all’epoca si snodava per oltre 5000 km. La mostra comprende reperti di grande raffinatezza e impatto provenienti da 14 musei cinesi. Tra i bronzi cerimoniali, particolare rilievo per bellezza e importanza storica hanno quelli provenienti da Zhuangbai (Fufeng, Shaanxi), parte di un tesoro costituito da 103 vasi rituali appartenuti a cinque generazioni di una potente famiglia aristocratica Zhou, rinvenuti in un deposito del 771 a.C. Per la prima volta in Italia si possono ammirare le lacche e i bronzi provenienti dalla tomba del marchese Yi di Zeng, scoperta nel 433 a.C. a Leigudun (Suixian, Hubei), il cui corredo funerario ammonta a oltre 15.000 reperti. Le lacche comprendono uno splendido cervo disteso dalle lunghe corna, una coppa riccamente intarsiata e il sarcofago dipinto di un’ancella o di una concubina del marchese. Tra i bronzi, si distinguono il misterioso animale dal corpo di uccello e le corna di cervo in oro e intarsiato di turchesi, alto 143 cm e l’imponente porta-ghiaccio con contenitore per bevande alcoliche di squisita fattura. Tuttavia le più suggestive testimonianze del culto funerario dell’epoca sono certamente i famosi soldati di terracotta del Primo Imperatore, un’armata imponente composta da migliaia di guerrieri, cavalli, carri da combattimento, tutti a grandezza naturale e diversi tra loro, rinvenuti in più fosse situate nei pressi del mausoleo, ancora inviolato, a Lintong (Xi’an, Shaanxi), nei pressi dell’antica capitale imperiale. ![]() Colpiscono anche i numerosi supporti per tamburo finemente decorati e l’enorme litofono, strumento musicale a percussione interamente in bronzo e sorretto da due dragoni laterali. La particolarità di ogni singolo pezzo che compone questa mostra e la spettacolarità dell’allestimento meritano decisamente i 10 euro del biglietto. Orari: da domenica a giovedì 10.00-20.00; |
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