Pier Paolo Pasolini
La saggistica
L'odore
dell'India
da
Fulvio
Panzeri, Guida
alla lettura di Pasolini
Mondadori, Milano
1988
Il volume L'odore dell'India,
apparso presso l'editore Longanesi nel 1961, raccoglie i testi giornalistici,
scritti in forma di diario per "Il Giorno", in occasione del viaggio in
India che Pasolini fece in compagnia di Moravia e di Elsa Morante. In essi
le impressioni personali sul paese asiatico si alternano ai rilevamenti
sociologici e all'esaltazione del mito della "barbarie".
Nell'Odore dell'India
Pasolini traccia una sorta di panorama geografico e sociologico del grande
paese che visita. Il suo interesse, infatti, si incentra su tutti gli aspetti
dell'India. Ad esempio, circa le condizioni di vita degli indiani, scrive:
"La vita in India, ha i caratteri dell'insopportabilità: non si
sa come si faccia a resistere mangiando un pugno di riso sporco, bevendo
acqua immonda, sotto la minaccia continua del colera, del tifo, del vaiolo,
addirittura della peste, dormendo per terra, o in abitazioni atroci". E
circa la loro religiosità: "Ho osservato tra gli indiani una religiosità
generica e diffusa: un prodotto medio della religione. La non violenza,
insomma, la mitezza, la bontà degli indù. Essi hanno forse
perso contatto con le fonti dirette della loro religione (che è
evidentemente una religione degenerata) ma continuano ad esserne dei frutti
viventi".
Ciò che, comunque,
nei vari testi, risulta letterariamente più vivo è il susseguirsi
dei ritratti umani. Così il borghese indiano è "massiccio,
corpulento, coi capelli che sarebbero bellissimi come quelli di quasi tutti
gli indiani, se un barbiere benpensante non glieli avesse resi simili a
due ali di corvo spezzate sulla nuca spelacchiata". Sua moglie è
"Grassa... con un po' di peluria sul labbro superiore" e la figlia è
"vestita all'europea, stranamente bruttina, che ride con la voce di un
cattivo grammofono". Il ritratto più intenso, e tragico, visto nel
contesto del suo operare, è però quello di Madre Teresa di
Calcutta, la suora che aiuta i lebbrosi: "Suor Teresa è una
donna anziana, bruna di pelle perché è albanese, alta, asciutta,
con due mascelle quasi virili e l'occhio dolce, che, dove guarda, "vede".
Assomiglia in modo impressionante a una famosa Sant'Anna di Michelangelo:
e ha nei tratti impressa la bontà vera, quella descritta da Proust
nella vecchia serva Francesca: la bontà senza aloni sentimentali,
senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica".
Per il lirismo che la anima,
le pagine dell'Odore dell'India sembrano più un frammento
autobiografico che un semplice diario di viaggio. L'impressione che riportò
di fronte a ciò che vide, del resto, fu tale che in seguito Pasolini
girerà un documentario dal titolo Appunti per un film sull'India
e coltiverà a lungo l'idea di un film sul terzo mondo che avrebbe
dovuto intitolarsi Appunti per un film sul Terzo mondo. Il film
non si fece e Pasolini ebbe a scrivere in proposito:
Quel film dovevo girarlo
in diversi paesi del Terzo Mondo: in Africa, in India, in America Latina,
nei paesi arabi..... Il progetto prevedeva addirittura delle riprese nei
quartieri riservati ai negri in America del Nord. Era quindi una sorta
di documentario, di saggio... Non lo potevo concepire che in questa forma.
Ma allora a chi lo avrei destinato, se non alle poche élites politicizzate
che si interessano ai problemi del Terzo Mondo? Per estendere questo progetto
prevedibile, avrei dovuto fare un film "giornalistico".
Il mito terzomondista sarebbe
stato il protagonista anche di un altro film non realizzato, la cui elaborazione
risale ai primi anni sessanta, gli stessi dell'Odore dell'India:
si tratta del film intitolato Il padre selvaggio il cui soggetto,
pubblicato, in forma di sceneggiatura, nel 1975, risulta interessante perché
sviluppa il discorso su quel "mostrotest" che, secondo l'autore, il Terzo
Mondo rappresenta per la società industriale intrisa delle sue velleità
di civilizzazione.
La trama del film, che ruota
intorno alla figura di un insegnante bianco e ai suoi scolari, vede l'irruzione
in scena del "demonio" del neo-colonialismo e dei suoi orrori. Nel film,
infatti, Pasolini avrebbe voluto denunciare il dramma della civiltà
primigenia, depositaria e portatrice di istinti naturali e puri, per sempre
contaminati dalla civiltà e incapace di guarirne.
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