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Saggistica En attendant Pasolini
di Daoud Aoulad-Syad
Presentato nella sezione Miglior Film Africano al Festival di Milano, En attendant Pasolini racconta la storia di Thami che vive in un villaggio non lontano da Ouarzazate, dove lavora come figurante nei film stranieri, tra i quali l’Edipo re che Pier Paolo Pasolini aveva girato in quei luoghi nel 1966. Nel 2006, a quaranta anni dalle riprese dell’Edipo re e a trentuno dalla scomparsa di Pasolini, una troupe italiana arriva a Ouarzazate per girare un film sulla Bibbia e Thami convince prima se stesso e poi tutto il suo villaggio che il regista è il suo amico Pier Paolo Pasolini. Thami diventa la voce della sua gente che vuole lavorare nel film, ma ben presto si accorgeranno tutti che il film è un banale peplum e che Pasolini è morto da anni. Prima di tutto, En attendant Pasolini si presenta come un film metacinematografico che vuole analizzare il mondo delle comparse e dei figuranti delle mega produzioni e in tal senso Ouarzazate, la Hollywood del Marocco, sembra essere l’unica location possibile per questo film. Aoulad-Syad dedica molto spazio ai provini, alla preparazione del villaggio al grande evento nella consapevolezza che le troupe straniere lasceranno loro tanti soldi da vivere per generazioni. En attendant Pasolini si basa sull’alternanza tra la frenesia delle giornate di attesa e speranza per i provini, le parti, le prove e l’inizio delle riprese e la calma e la riflessione delle notti durante le quali ognuno nella propria casa fa i conti con se stesso, i suoi limiti. Dall’uomo che studia con il figlio l’italiano per poter recitare, a Thami che appende il ritratto di Pasolini, al quale domanda disperato:«Perché sei morto?». Thami che guarda l’Edipo re e ha ancora conservata come un cimelio la corona di conchiglie che indossò per il film. Thami combattuto tra la necessità di dire la verità e l’importanza di dare una speranza alla sua gente. En attendant Pasolini è dunque un omaggio al regista italiano che nel film viene più volte definito uomo nobile. Il fantasma di Pasolini, grande maestro, avvolge tutto e tutti, e soprattutto Thami che non perde occasione per ricordare la figura di Pasolini, la sua importanza nella letteratura e nella storia del cinema. Aoulad-Syad per il personaggio di Thami si è ispirato alla realtà, alla vera storia di un figurante dell’Edipo re che vive nei pressi di Ouarzazate che all’epoca del film strinse un’amicizia con Pasolini. Il conflitto tra la troupe e il villaggio che si viene a creare durante il corso del film ha il suo apice nello scontro diretto che si svolge tra le scenografie del nuovo film, con Thami che, indossando il suo cimelio, come Pasolini nell’Edipo re, conduce il villaggio a chiedere spiegazioni alla troupe con un esplicito richiamo alla tragedia greca e al film del 1966. La realtà povera e i volti della gente che vive alle porte del deserto e che si avvicina con ingenuità al cinema e alle produzioni occidentali che portano denaro, ma anche sfruttamento, rappresentano un luogo ideale per ricordare Pasolini. Ironico e intenso, En attendant Pasolini si muove tra commedia e dramma e traccia un’immagine complessa della realtà di Ouarzazate cresciuta all’ombra del cinema e delle produzioni cinematografiche che, come dicono le parole della canzone del musicista del villaggio, per il socialismo, per il comunismo ci porteranno i soldi. Nato il 14 Aprile 1953 a Marrakech (Marocco), Aoulad Syad Daoud è laureato in Fisica. Esordisce al cinema nel 1989 grazie alla stage "Università d'estate, scoperta del cinema in Francia" al FEMIS. Realizza allora i suoi due primi cortometraggi: Caricature e Parigi. Nel 1991 si cimenta nel cortometraggio-documentario con Memoria ocra. Lo stesso anno segue Schermi del sud e Tra l'assenza e gli oblii, selezionato nei festival di Cartagine, Friburgo e Milano. Nel 1998 realizza il suo primo lungometraggio, Addio ambulante. Tre anni più tardi segue Il Cavallo del vento. Fotografo, insegna anche alla Facoltà di scienze di Rabat.
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