La saggistica

"Pagine corsare"
Saggistica

UN ARTICOLO STORICO DAL "CORRIERE DELLA SERA"
Un ragazzo di borgata
diventa la "star" del piccolo schermo
di Emilia Costantini, Corriere della Sera, 27 dicembre 1995

"Ohi, Ninarieddo, ti ricordi di quel sogno... Io ero in macchina, e partivo solo, col sedile vuoto accanto a me, e tu mi correvi dietro; all'altezza dello sportello ancora semiaperto, correndo ansioso ostinato, mi gridavi con un po' di pianto infantile nella voce: "A Pa' , mi porti con te? Me lo paghi il viaggio?". Era il viaggio della vita". Firmato, Pier Paolo Pasolini, 2 settembre 1969. 

La dedica è a Ninetto Davoli, che spiega: "Pier Paolo mi dedicò quel ricordo, sotto forma di poesia, per rammentare il nostro primo incontro, tramutato nella sua fantasia in un sogno. In realtà, noi due ci conoscemmo in tutt'altra maniera. Era il 1964, io ero poco più di un ragazzino e un giorno decisi di non andare a lavorare; con alcuni miei amici andammo a trovare mio fratello, che faceva l' attrezzista nel cinema e che, in quel periodo, stava girando un film con Pasolini all'Acqua Santa. Io non sapevo neanche chi fosse Pasolini e, quando arrivai sul set, mio fratello mi disse: "Vieni, che ti presento il regista". Pier Paolo mi dette un bufetto in testa e mi sorrise". 

Ninetto Davoli ad Avignone nell'«Histoire d'un soldat» di Pier Paolo PasoliniIl 30 dicembre Davoli debutta al Valle come protagonista dell'"Histoire du soldat", una sceneggiatura inedita dello scrittore friulano, scritta insieme a Sergio Citti e Giulio Paradisi proprio per Ninetto. Il testo non è diventato mai film, ma è stato invece trasportato in palcoscenico. 

Lo spettacolo, prodotto dagli Stabili di Parma e dell' Umbria, in collaborazione con il Festival d'Avignone, per la regia di Giorgio Barberio Corsetti, Gigi Dall' Aglio e Mario Martone, è stato presentato per la prima volta quest'estate nella città francese. 

Il testo nasce dalla rilettura dell'opera di Stravinsky: il soldato Ninetto viaggia attraverso un'Italia divisa da culture, storia, lingue. Un itinerario che si dipana nel conflitto tra una memoria legata all' utopia di un passato che non può più esistere e un presente che, pur cercando rifugio nella favola, non può fare a meno di anticipare un inquietante futuro. 

L'avventura del protagonista parte dalla Lombardia, prima sezione di una sorta di trilogia che viene affidata alla regia di Dall'Aglio. Il soldato Ninetto lascia la caserma e attraversa la pianura padana diretto a Roma. Nel tragitto incontra il diavolo. Arrivato nella capitale, suo luogo d'origine dove ha ancora una famiglia che vive in borgata, l'eroe pasoliniano diventa una star della televisione. Questa seconda parte è firmata da Barberio Corsetti. Il soldato viene ribattezzato Sant'Analfabeta, diventa popolare e amato: il suo indice di gradimento viene misurato con un "sondaggio cloaca", ovvero il livello del liquame fognario sale o scende a seconda che aumenti o diminuisca l'ascolto dei telespettatori. Ninetto divo televisivo diventa protagonista anche di spot pubblicitari, con i quali promette miracoli dal piccolo schermo: ne fa uno in diretta, salvando un operaio che sta cadendo da un'impalcatura. E subito dopo l'evento prodigioso, appare il messaggio di una società di assicurazioni sulla vita. 

Ma onori e successo fanno capire al soldato di aver perso la sua purezza. Decide allora di fuggire da quell'incubo e di rifugiarsi in una città di sogno, Napoli. E qui prende il via il terzo movimento della storia, diretto da Mario Martone: la capitale partenopea si identifica come estremo luogo di sopravvivenza di una cultura popolare, genuina, schietta. Ma il sogno viene bruscamente cancellato dal rumore di una ruspa: Ninetto si risveglia sul treno, con cui era partito dal Nord alla ricerca di se stesso. Una impietosa metafora sul mondo della televisione. 

Perché Pasolini la scrisse per lei? "In quel periodo, mi avevano proposto di fare pubblicità e Pier Paolo era molto preoccupato dal fatto che mi lasciassi ingoiare dal piccolo schermo. Mi disse: "Ninetto, falla pure, ma bada!...". Ho interpretato la parte del fornaio nello spot dei Premium Saiwa per quindici anni, ma non ne sono stato ingoiato". Come nel ricordo del vostro primo incontro, così anche nell'"Histoire" Pasolini ricorre all' idea del viaggio. Come mai? "Forse perché noi due insieme abbiamo sempre viaggiato molto alla ricerca di tante cose: luoghi, facce, situazioni. E per me quei viaggi erano una crescita continua, della quale Pier Paolo gioiva. Ricordo come gli brillavano gli occhi quando mi portò sulla neve, che io vedevo per la prima volta. La mia felicità era la sua". Non le pesa un po' la responsabilità di rappresentare Pasolini, di esserne in un certo senso l' erede spirituale? "No, perché io con Pier Paolo tutte 'ste cose l'ho vissute veramente. Mi dispiace che si ricordino di lui solo per l' anniversario della morte: c'è tanta gente che abusa del suo nome".

 

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INVITO ALLA LETTURA:
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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Un ragazzo di borgata diventa la "star" del piccolo schermo, di Emilia Costantini

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