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"Riaprire quella torre per Pasolini"
Il Messaggero 2 novembre 2005
Edizione di Ostia

«Pasolini sarebbe stato il primo a indignarsi per lo stato di abbandono di quella torre e ne avrebbe chiesto a gran forza di sottrarla a topi e incuria per trasformarlo in luogo di cultura». Anche Massimo Consoli, creatore dell’archivio sulla comunità gay, ha reso omaggio al suo vecchio e indimenticabile amico Pier Paolo Pasolini. L’ha fatto come ogni anno nel giorno della ricorrenza dell’omicidio, lontano dai clamori e dalle telecamere, raggiungendo il luogo che ricorda l’ultimo respiro del poeta. Da tredici anni promuove la “Notte buia” ovvero l’invito a spegnere ogni luce per un minuto tra la mezzanotte e l’una a cavallo tra il primo e il due novembre. 

«Anche quest’anno le adesioni sono state innumerevoli e sono arrivate da ogni parte del mondo - sottolinea soddisfatto - È un modo per ricordare che la genialità di Pier Paolo si è spenta e si è fatto buio». 

Poche ore prima uno dei pochi collaboratori del regista scomparso, Giorgio Iorio, all’inaugurazione del nuovo parco aveva denunciato «Dove sono gli intellettuali, dove sono i poeti?». Un grido di impotenza di fronte a una società che massifica e appiattisce. «È vero - ammette Consoli - è il deserto delle intelligenze. Morto Pasolini è rimasto il nulla, manca la vivacità intellettuale, il coraggio delle scelte scomode. Siamo qui anche per testimoniare che quella mente ci manca e che non vogliamo che il suo ricordo si spenga». 

Il comitato di quartiere Nuova Ostia e l’assessore regionale Angelo Bonelli stanno conducendo la loro battaglia perché Tor San Michele [vedi foto sopra] sia aperta e dedicata a un centro studi pasoliniano. «Siamo al loro fianco - dichiara l’ideatore dell’archivio gay - perché fare questo è interpretare l’ideale di Pier Paolo. Basta con queste strutture abbandonate: quel monumento ha bisogno di vivere con il messaggio forte di Pasolini, ancora attuale e dirompente».  

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Lo straripamento del Tevere nel 1557 comportò un notevole mutamento nelle condizioni del territorio di Ostia (XIII Municipio), spostando il corso del fiume verso settentrione e provocando un avanzamento della costa, nei pressi del suo delta, di oltre un chilometro. Il sistema difensivo locale subì ingenti danni che determinarono la decadenza della rocca di Giulio II, venutasi a trovare troppo distante dal fiume e quindi non più in grado di assolvere le sue funzioni doganali. Notevole era in quegli anni la paura di incursioni da parte dei pirati, che spinse il pontefice Pio IV ad incaricare l'architetto Francesco Laparelli della revisione di tutto il sistema difensivo costiero. Il ruolo di presidio fortificato del Tevere fu quindi assunto dalla medioevale Tor Boacciana, una delle più importanti vedette costiere della zona, in attesa che venisse edificato, presso l'idroscalo di Ostia, il maschio di Tor San Michele. La costruzione della struttura, progettata da Michelangelo Buonarroti, ebbe inizio nel 1559 e fu terminata nel 1568, durante il pontificato di Pio V, da Giovanni Lippi, che subentrò a Michelangelo dopo la sua morte.

L'edificio a pianta ottagonale ha un'altezza di 18 metri e un perimetro di 96, è totalmente casamattato e dislocato su tre livelli, ognuno comprensivo di otto vani con volta a crociera. Originariamente era circondato da un fossato con un doppio sistema di ponti levatoi. La peculiarità della torre è costituita dalla terrazza, sede della piazza d'armi, il cui massiccio cornicione sporgente è sostenuto da beccatelli in muratura. La pavimentazione di tale terrazza è obliqua, per permettere un migliore scorrimento dei proiettili incendiari e vanta un'apertura circolare del diametro di otto metri. La struttura è stata soggetta a vari restauri nel corso degli anni. Nel 1930 ha visto l'aggiunta di finestre sulle mura esterne. Adibita a faro per un lungo periodo, è stata poi occupata dai tedeschi ed in seguito dagli americani durante la seconda guerra mondiale.

[Dal sito del Municipio Roma 13]

 


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