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Notizie Dal Consorzio Suonatori
Indipendenti
Il disco esce nel 1996 e ha il cuore rivolto alla Jugoslavia bellica. La guerra era entrata nella sua fase più cruenta. C’era qualcosa di lugubre, di spaventoso, nell’aria. Incomprensibile, senza ragione apparente. Notizie apocalittiche e disturbanti arrivavano di là dall’Adriatico. L’orrore nella dimensione quotidiana. Sgozzamenti tra vicini nelle campagne e cecchinaggio nelle città. I musicisti del C.S.I. sentono la necessità di affrontare il lato negativo della storia senza lasciarlo soltanto ai giornali o alla televisione. C’è la volontà di dar voce allo scompenso. Nasce un disco che spazia e si muove tra note malinconiche e urla sommesse di dolore, che racconta storie sanguinose, poco lontane da noi, che dovrebbero portarci a riflettere. La voce marziale, ieratica di Giovanni Lindo Ferretti dipinge uno scenario apocalittico, una vita fatta soprattutto di sofferenza; con un tono beffardo ci porge ruvide, durissime riflessioni sul conflitto, scene di distruzione e violenza, temperate però da momenti di dolce tenerezza mistica. Linea Gotica è un disco di una profondità disarmante che travolge con la potenza dei suoi testi, l’emotività delle sue atmosfere,e la grandiosa ricchezza dei contenuti. Il suono che ne scaturisce è molto greve, pesante e allo stesso incredibilmente melodico; i tempi sono rallentati “l’uniformità timbrica data dalle chitarre appena distorte e dalle tastiere, che fanno da piccolo organo, sono tappeto alle parole di Ferretti e ai vocalizzi di Ginevra di Marco, senza mai cercare variazioni improvvise o aperture potenti. Quasi fosse una lunga preghiera”. È un album che molti non hanno tardato a definire “punk” non tanto per la forma, quanto per la sua cruda essenzialità. Niente è concesso all’ascoltatore, nulla è pensato per alleggerire un ascolto che invece pretende il massimo dell’attenzione. A Linea Gotica ci si deve dedicare, è un album che richiede tempo, voglia e capacità di affrontare il dolore. Le dediche in Linea Gotica sono un atto d’amore che accomuna Giuseppe Dossetti "Il Monaco Obbediente", Germano Nicolini detto "Il Comandante Diavolo", Beppe Fenoglio e Pier Paolo Pasolini. Figure che, chiunque abbia seriamente a cuore i problemi, la storia e l’identità del Paese, non può esimersi dal considerare. Figure che con la loro vita e la loro opera raccontano il lato faticoso della vita. Pasolini fa la sua comparsa
alla fine del disco, nel brano Irata, dove alcuni suoi versi vengono
cadenzati in moto circolare, quasi fossero un lungo mantra che si avvolge
su se stesso, raggiungendo effetti di intenso lirismo e grande intensità.
IRATA "[…] ai privilegiati del
mondo cosa resta da fare se non allargare l’area della coscienza?
… ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per un'irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande…l’incombere umorale degli affetti del sangue Pasolini è una buona compagnia per finire. Così fuori luogo e così parte in causa. Per come va il nostro mondo tutti quelli che denunciano ed evidenziano il degrado umano contribuiscono, malgrado loro, ad aumentarlo e questo ‘malgrado’ è tutto ciò che resta alla nostra buona coscienza”. Matteo
Marelli
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