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La narrativa

"Pagine corsare"
Narrativa

Pasolini e il suo viaggio infinito
L'odore dell'India
di Pier Paolo Pasolini
ed. Guanda
da "Carta" n. 1/2004

Scritto quasi come un diario, «L’odore dell’India» è un resoconto del viaggio di sei settimane, il primo che Pier Paolo Pasolini compie nel subcontinente indiano. 

È la fine del 1960 e lo scrittore ha appena cominciato a girare il suo primo film da regista: «Accattone». Insieme a Moravia e a Elsa Morante, arriva in India poco prima di capodanno. Nehru è ancora il presidente, il primo dopo la proclamazione dell’indipendenza, nel 1947, di questo stato di 400 milioni di persone. Lo resterà ancora per tre anni. Pochi mesi dopo, alla conferenza di Belgrado, Nehru porterà clamorosamente l’India nell’area dei paesi non allineati. 

Quello di Pasolini è il punto di vista di un artista estremamente vivace e versatile, osservatore molto più coinvolto del suo compagno di viaggio Moravia. I suoi reportages, che appariranno sul quotidiano Il Giorno, tra il 26 febbraio e il 26 marzo 1961, scandiscono le tappe di un percorso «come un segugio sulle peste dell’odore dell’India». Un odore reale, non metaforico.

Le impressioni più forti sono di amore e di impotenza. Quello che colpisce di più l’autore è l’assoluta disponibilità delle persone, che associa all’influsso della religione. 

Come nell’Africa di Moravia, l’India di Pasolini è monotona e iterativa, ma «L’odore dell’India» è anche, tra le righe, il diario del viaggio di tre amici, alla scoperta di un paese mitico ma essenzialmente ancora sconosciuto: dall’incontro con suor Teresa alle scoperte notturne di una città impossibile da conoscere interamente.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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L'odore dell'India, di Pier Paolo Pasolini - ed. Guanda

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