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Pier Paolo Pasolini
La narrativa
Alì dagli occhi
azzurri
1965
commento di Massimiliano
Valente
Il volume contiene:
Squarci di notte romane (1951)
Il biondomoro (1950)
Bounce tempo (1950)
Giubileo (relitto di un
romanzo umoristico) (1950)
Notte sull'ES (1951)
Studi sulla vita di Testaccio
(1951)
Appunti per un poema popolare
(1951-52 e '65)
Dal vero (1953-54)
Mignotta (Relazione per
un produttore) (1954)
Storia burina (1956-65)
La notte brava (1957)
Il Rio della Grana (1955-59)
La Mortaccia (frammenti)
(1959)
Accattone (1960)
Mamma Roma (1961)
Ballata della madre di Stalin
(1961-62)
La ricotta (1962)
Profezia (1962-64)
Rital e raton (1965)
Avvertenza (1965)
I primissimi anni cinquanta
rappresentano per Pasolini un periodo tragico. Trasferitosi da Casarsa
in seguito al primo scandalo giudiziario della sua vita, si ritrova in
una realtà del tutto diversa da quella friulana. Vive nella zona
di Rebibbia, nella parte orientale della città. Di questo periodo,
e degli anni a venire, sono gli scritti presenti in Alì dagli
occhi azzurri, raccolti in un unico volume e scritti tra il 1950 e
il 1965. Nel racconto in versi che presta il titolo alla raccolta, "Profezia",
Pasolini spera nella potenzialità rivoluzionaria dei popoli sfruttati
del terzo mondo:
Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,
essi che non vollero
mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come
assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi
che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie...
... deponendo l'onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l'onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli occhi azzurri -
usciranno da sotto la terra per uccidere -
usciranno dal fondo del
mare per aggredire - scenderanno
dall'alto del cielo per
derubare - e prima di giungere a Parigi
per insegnare la gioia
di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare ad essere
liberi,
prima di giungere a New
York,
per insegnare come si
e' fratelli
- distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento...
Nella "Avvertenza" che chiude
il volume Pasolini dedica (come del resto avverrà nei titoli del
film) Mamma Roma a Roberto Longhi nei confronti del quale, scrive,
"mi ritengo debitore della mia folgorazione figurativa". Ringraziamenti
anche al "demone" di Franco Citti che percorre tutto il libro, e a Ninetto
Davoli cui vengono dedicati alcuni versi che portano la data del 1965:
Ed ecco che entra nella
platea un ossesso, con gli occhi dolci
e ridarelli,
vestito come i Beatles.
Mentre grandi pensieri
e grandi azioni
sono implicati nel rapporto
di questi ricchi con lo spettacolo,
fatto anche per lui,
egli col suo dito magro di cavallino delle giostre,
scrive il suo nome "Ninetto",
sul velluto dello schienale
(sotto una piccola nuca orecchiuta
contenente le norme del
comportamento e l'idea della borghesia libera).
Ninetto è un messaggero,
e vincendo (con un riso
di zucchero
che gli sfolgora da tutto
l'essere,
come in un mussulmano
o un indù)
la timidezza,
si presenta come in un
aeropago
a parlare di Persiani.
I Persiani, dice, si ammassano
alle frontiere.
Ma Milioni e milioni
di essi sono già pacificamente immigrati,
sono qui, al capolinea
del 12, del 13, del 409, dei tranvetti
della Stefer. Che bei
Persiani!
Dio li ha appena sbozzati,
in gioventù,
come i mussulmani o gli
indù:
hanno i lineamenti corti
degli animali
gli zigomi duri, i nasetti
schiacciati o all'insù,
le ciglia lunghe lunghe,
i capelli riccetti.
Il loro capo si chiama:
Alì dagli occhi
azzurri.
Il libro rappresenta una
sorta di piattaforma sperimentale per ciò che sarà la produzione
letteraria e cinematografica futura di Pasolini. Diverse situazioni e ambientazioni
si accavallano tra le oltre 500 pagine di questo volume: racconti, poesie,
sceneggiature. Molto frequente l'uso del dialetto romanesco alternato ad
una narrazione in italiano, che rappresentarà il modello narrativo
di Ragazzi di vita. Presenti nella raccolta anche due progetti narrativi:
"Il Rio della Grana" e "La mortaccia" mai terminati da Pasolini. Tra i
documenti più interessanti le sceneggiature dei primi tre film del
Pasolini regista: Accattone, Mamma Roma e La ricotta.
In ultima analisi il libro
si presenta come una frammentaria raccolta di esperimenti narrativi sintomatici
della ricerca di nuovi strumenti letterari, di nuove ambientazioni attraverso
l'elevazione del dialetto, da lingua arcaica e preborghese, a lingua viva
e in un certo senso rivoluzionaria. |
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