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Italo
Moscati
... io,
se sono vivo, / lo sono in questa terra,/
.
lo sono per la gioia / di conoscerla, e darmi / ad essa per averla. (Pier Paolo Pasolini, «Scrivendo ‘Il canto popolare’») La morte
non è / nel non poter comunicare /
.
ma nel non poter più essere compresi. (Pier Paolo Pasolini, «Una disperata vitalità») Trent’anni
dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini e già si sente il rullare dei
tamburi intorno a lui, alla sua tragica morte, al suo lavoro di poeta e
di regista, alla sua appassionata capacità di intervento sui temi
più acuti non solo italiani. È un rullare che spesso è
soffocato dai toni sinistri e scandalistici delle cronache postume sulle
circostanze della morte e da una difficoltà a chiarire molti aspetti
della triste vicenda avvenuta il 2 novembre del 1975, ancora avvolta da
dubbi e da sospetti. È una vicenda che resta aperta in attesa di
parole serie e definitive, mentre la Tv, dando voce al suo assassino Pelosi,
ha rilanciato l’ipotesi di un agguato omicida perpetrato da più
persone.
Ma chi era, anzi chi è, Pier Paolo Pasolini? Italo Moscati, che ha già studiato e raccontato il grande personaggio amato soprattutto dai giovani senza distinzioni ideologiche, ma anche odiato e vilipeso da chi non gli perdona di avere sempre ubbidito al forte bisogno di cercare una parola di verità su cui discutere senza pregiudizi –, torna ad occuparsene, proponendosi di cogliere la lezione pasoliniana. Una lezione che consiste nel continuare a interrogarsi e a interrogare, senza rinunciare a prendere posizione. Quante volte, pensando a Pasolini, ci si è chiesti e ci si chiede: cosa penserebbe lui, lui autore dei mordenti «scritti corsari», della vita di oggi, dei temi della clonazione, della crisi della politica, del terrorismo internazionale, della guerra, anzi delle guerre, e così via. Avvolta da brume cupe, la storia del poeta e del regista diventa trasparente se la si esamina con il distacco del tempo e con l’onestà di riconsiderare e approfondire il personaggio e la sua storia. * * * ITALO
MOSCATI, scrittore e regista, sceneggiatore. Nato a Milano, vive e
lavora a Roma. Ha collaborato con Liliana Cavani (scrivendo tra l’altro
Il
portiere di notte), Luigi Comencini, Giuliano Montaldo. Ha svolto e
svolge l’attività di critico teatrale e cinematografico per numerosi
giornali e riviste, oltre che per RaiSatCinemaWorld e, alla radio, per
Hollywood Party. Insegna Storia delle comunicazioni di massa e Arti visive
della contemporaneità all’Università di Teramo. È
stato capo dei Servizi sperimentali della Rai-TV, producendo i primi film
di Gianni Amelio, Maurizio Ponzi, Peter Del Monte e di numerosi altri registi,
e opere di Jean Luc Godard, Glauber Rocha e Marco Ferreri. È stato
vicedirettore di RaiEducational realizzando le lunghe serie di Tempo,
Epoca
e Tema. Ha scritto dieci commedie messe in scena da Ugo Gregoretti,
Piero Maccarinelli e Augusto Zucchi. Ha diretto per la TV il serial Stelle
in fiamme e il film Gioco perverso, oltre a diversi documentati
e inchieste, tra cui Il castello di sabbia,
Tornerai, Babylon
TV,
Risvegli d’Italia, Passioni nere, Cuore di TV,
la
Trilogia della Paura (La guerra perfetta, Maschere,
Nomadi)
dedicata alla situazione nel mondo dopo l’11 settembre. Ha diretto Occhi
sgranati, film sull’emigrazione italiana presentato alla Mostra del
Nuovo Cinema di Pesaro e in un ampio circuito di proiezioni. E coautore
delle dieci puntate dei Tg della Storia. Tra i suoi libri:
Il
cattivo Eduardo, Luca Ronconi - Utopia senta paradiso, 1967
- Tuoni prima del Maggio, 1969 - Un anno bomba, 1970 - Addio
Jimi; per Ediesse Le scarpe di Jack Kerouac; per Ediesse - RaiEri
Anna
Magnani e Vittorio De Sica.
L’Unità, organo ufficiale del Partito comunista italiano, titolava, il 27 agosto 1968: In corso a Venezia le trattative per una mostra più libera e democratica. La delegazione per tale trattativa era formata da Zavattini, Gregoretti, Pasolini, Massobrio, Maselli, Ferreri, Pirro e Solinas. Nella foto qui a lato, Pasolini
esce da una delle assemblee tenutesi in quei giorni tempestosi. Sono riconoscibili
anche Citto Maselli e Ugo Gregoretti.
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