.Pier
Paolo Pasolini
L'ideologia
.
1975. Scritti corsari.
1975. Processare la Dc.
Adesione / opposizione al
Pci
di Angela Molteni
e Massimiliano Valente
.
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Scritti corsari
Accogliendo la proposta di
collaborazione del "Corriere della Sera", Pasolini inizia nel gennaio 1973
a fornire i suoi interventi per la rubrica "Tribuna libera": sarà
una lunga serie di scritti che, fino al febbraio 1975 incentreranno l'attenzione
di Pasolini su temi d'attualità, politici e di costume. Tali articoli
saranno poi raccolti in volume sotto il titolo di Scritti corsari.
Toccano fatti che Pasolini affronta in termini di denuncia: "Forse il lettore
troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato
è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato."
Di lui disse lo scrittore
Paolo Volponi, che fu suo amico per tutta la vita:
"La sua era una provocazione
politica ben chiara e intenzionale. Egli si lamentava poeticamente che
non ci fossero più le lucciole, ma insieme accusava la nostra classe
dirigente di aver promosso un certo modello di sviluppo, di aver organizzato
in un certo modo la nostra vita, di avere inquinato le nostre campagne
e le nostre città. E insieme vedeva la sparizione di tanti altri
fatti sociali, popolari: certe culture, certe possibilità di intervento
democratico, la vita dei paesi e delle province brutalmente violentata
dai modelli del centro.
Questi erano i motivi della
sua polemica politica, che egli sentiva profondamente proprio perché
si considerava sempre dalla parte esterna del cerchio del potere. Non è
mai diventato un uomo di potere, pur avendo avuto dieci anni di successo
durante i quali era lusingato da tutti e avrebbe potuto ottenere tutto.
Invece durante questi anni non ha cambiato amici, non ha cambiato modo
di vita, non ha ceduto nulla al potere.
Qualcosa, forse, nel fare
i film ha concesso alla macchina dell'industria cinematografica. Ha cercato
successo nel cinema. Ha cercato anche di guadagnare. Ma non è che
gli piacesse il denaro, perché non ne aveva nessuna coscienza. Le
cose che possedeva non diventavano tesori e simboli, ma strumenti per il
suo lavoro e per la sua ricerca".
Processare la DC
"Andreotti, Fanfani, Rumor,
e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere
trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità
sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione
del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali,
con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il
Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno
in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione
paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione
antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione "selvaggia"
della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della
stupidità delittuosa della televisione.
Senza un simile processo
penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro
paese. E' chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani
(Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla".
Cosi' il 28 agosto 1975
Pasolini chiedeva un pubblico processo per i potenti democristiani. E'
il risultato di una critica serrata e senza sosta al potere in quanto tale
più che ai potenti democristiani; contro quella "anarchia del potere"
crudamente rappresentata in Salò. La Democrazia cristiana
non ha fatto altro che celare le vecchie retoriche fasciste in chiave ipocritamente
democratica, assumendo però a protezione del proprio potere le stesse
istituizioni create durante il fascismo: la scuola pubblica, l'esercito,
la magistratura. "La Democrazia cristiana è vissuta nella più
spaventosa assenza di cultura, ossia nella più totale, degradante
ignoranza". E' un attacco alla borghesia, di cui la DC è espressione;
una borghesia ignorante e inetta che nel consumismo ha il suo più
saldo strumento di potere.
In un celebre articolo sul
"Corriere della Sera" del primo febbraio 1975 Pasolini sferra un durissimo
attacco polemico alla Dc servendosi della metofora della "scomparsa delle
lucciole" [vedi nella
sezione "Saggistica" l'articolo integrale]:
"[...] Nei primi anni sessanta,
a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa
dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti)
sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulminante
e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più.
[...] Prima della scomparsa
delle lucciole. La continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano
è completo e assoluto. [....] La democrazia che gli antifascisti
democristiani opponevano alla dittatura fascista, era spudoratamente formale.
Si fondava su una maggioranza
assoluta ottenuta attraverso i voti di enormi strati di ceti medi e di
enormi masse contadine, gestiti dal Vaticano.
[...] Durante la scomparsa
delle lucciole. In questo periodo la distinzione tra fascismo e fascimo
operata dal "Politecnico" poteva anche funzionare.
[...] Dopo la scomparsa
delle lucciole. I "valori", nazionalizzati e quindi falsificati, nel vecchio
universo agricolo e paleocapitalistico, di colpo non contano più.
[....] Gli uomin di potere
democristiani sono passati dalla "fase delle lucciole" alla "fase della
scomparsa delle lucciole" senza accorgersene.
[...] Essi si sono illusi
che nel loro regime tutto sostanzialmente sarebbe stato uguale: che, per
esempio, avrebbero potuto contare in eterno sul Vaticano: senza accorgersi
che il potere, che essi stessi continuavano a detenere e a gestire, non
sapeva più che farsene del Vaticano quale centro di vita contadina,
retrograda, povera. Essi si erano illusi di poter contare in eterno su
un esercito nazionalista (come appunto i loro predecessori fasciti): e
non vedevano che il potere, che essi stessi continuavano a detenere e a
gestire, già manovrava per gettare la base di eserciti nuovi in
quanto transnazionali, quasi polizie tecnocratiche. E lo stesso si dica
per la famiglia, costretta, senza soluzione di continuità dai dai
tempi del fascismo, al risparmio, alla moralità: ora il potere dei
consumi imponeva ad essa cambiamenti radicali, fino ad accettare il divorzio,
e ormai, potenzialmente, tutto il resto senza più limiti.
[....] Gli uomini del potere
democristiano hanno subìto tutto questo, credendo di amministrarselo.
Non si sono accorti che esso era "altro": incommensurabile non solo a loro
ma a tutta una forma di civiltà.
Adesione / opposizione al
Pci
I rapporti di Pasolini con
il Partito comunista italiano sono sempre stati "incerti", ostili in alcuni
momenti
"Io mi sono sempre
opposto al PCI con dedizione, aspettandomi una risposta alle mie obiezioni.
Così da procedere dialetticamente! Questa risposta non è
mai venuta: una polemica fraterna è stata scambiata per una polemica
blasfema".
In un'intervista a Enzo Biagi,
che gli chiedeva quali fossero le obiezioni da rivolgere ai comunisti,
Pasolini rispose:
"Le ho sempre fatte:
un eccesso di burocrazia, e l'avere permesso, all'interno del partito,
atteggiamenti che sono borghesi: un certo perbenismo, un certo moralismo.
Però continuo a votare per loro".
oppure di incondizionato appoggio,
soprattutto nei momenti in cui le sue dichiarazioni si incrociavano con
imminenti elezioni. In uno dei suoi ultimi "messaggi" in questo senso Pasolini
dice:
"Il mio atteggiamento
è di adesione al Pci, perché voto comunista da quando ero
ragazzo, dal tempo dei partigiani, sono stato dalla loro parte, benché
non iscritto, sono un indipendente di sinistra e la mia posizione adesso
è una posizione abbastanza personale, devo dire, perché non
sono decisamente nel Partito comunista, benché lo appoggi nei momenti,
insomma, di lotta, di emergenza sia sempre con loro. Non sono nemmeno con
gli estremisti, benché invece con alcuni estremisti vada molto d'accordo,
ma non potrei dirmi un estremista, non sono un extraparlamentare, per me
il parlamento, insomma, è sacrosanto […]"
Il 1° novembre 1975, alle
quattro del pomeriggio, a casa sua, Pasolini rilasciò a Furio Colombo
quella che sarebbe stata la sua ultima intervista, in cui, rispondendo
alle domande del giornalista, riassumeva le sue argomentazioni su una serie
di temi che l'avevano coinvolto e appassionato per tutta la vita.
"Prima tragedia:
una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro
l'arena dell'avere a tutti i costi […] L'educazione ricevuta è stata:
avere, possedere, distruggere."
"Ho nostalgia della gente
povera e vera che si batteva per abbattere il padrone senza diventare quel
padrone. Poiché erano esclusi da tutto, nessuno li aveva colonizzati."
"Il potere è un sistema
di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno
stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti,
giù fino ai poveri. Ecco perché tutti vogliono le stesse
cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio
di amministrazione o una manovra in Borsa uso quella. Altrimenti una spranga."
"Non ci sono più
esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l'una contro l'altra.
E noi, gli intellettuali, prendiamo l'orario ferroviario dell'anno scorso,
o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non
passano lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O
il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c'è
un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto
il peso di confrontarci da soli con la verità."
____________________
Le citazioni riportate, oltre
che dalle fonti già citate nel testo, sono state tratte da:
-
Natalia Aspesi, Dialogo armato
con Pasolini, intervista in "Il Giorno", 31 gennaio 1973
-
Enzo Biagi, L'innocenza di
Pasolini, intervista in "La Stampa", 4 gennaio 1971
-
Mario Capanna, Formidabili
quegli anni, Rizzoli, Milano 1988
-
Furio Colombo, Siamo tutti
in pericolo, intervista in "Tuttolibri", 8 novembre 1975
-
Jean Duflot (a cura di), Pier
Paolo Pasolini. Il sogno del centauro, Roma 1983
-
Franco Fortini, Attraverso
Pasolini, Einaudi, Torino 1993
-
Giorgio Galli, Storia del
Pci. Livorno 1921-Rimini 1991, Kaos edizioni, Milano 1993
-
Nico Naldini, Pasolini, una
vita, Einaudi, Torino 1989
-
Pier Paolo Pasolini, Bestemmia.
Tutte le poesie, 2 voll., Garzanti, Milano 1993
-
Pier Paolo Pasolini, Scritti
corsari, Garzanti, Milano 1975
-
Pier Paolo Pasolini, Empirismo
eretico, Garzanti, Milano, 1972-1991
-
Enzo Siciliano, Vita di Pasolini,
Giunti Gruppo Editoriale, Firenze 1995
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NELLA
SEZIONE
IDEOLOGIA
VEDI
ANCHE
Come sono diventato marxista?;
La collaborazione al "Setaccio";
L'adesione al Partito comunista
italiano
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1950. A Roma. Le prime opere
letterarie,
le prime critiche politiche;
1956.
Il XX Congresso
del Pcus
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Le polemiche continuano;
1960. I morti
di Reggio Emilia;
La collaborazione
con “Vie Nuove”;
Le contestazioni
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Una forza del passato;
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preistoria;
Discredito, denigrazione
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1962. Dopo Il Vangelo
secondo Matteo
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Verrà qualcun
altro a prendere la mia bandiera;
I giovani di oggi non
si rendono conto di quanto sia
repellente un piccolo-borghese;
Collaborazione al “Caos”
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La polemica con Franco Fortini,
di
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Il Friuli non è il
Veneto; è Italia,
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Per i Morti di Reggio
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