Pier Paolo Pasolini
L'ideologia
.
Verrà qualcun
altro a prendere la mia bandiera.
I giovani di oggi non
si rendono conto di
quanto sia repellente
un piccolo-borghese.
Collaborazione al “Caos”
di Angela Molteni
e Massimiliano Valente
.
Verrà qualcun
altro a prendere la mia bandiera
Anche il film successivo
al Vangelo solleva polemiche. Quando Uccellacci e uccellini
esce nelle sale di proiezione, Pasolini scrive una lettera aperta ai critici
nella quale, tra l'altro dichiara:
"Mai mi sono così
esposto come in questo film. Mai ho assunto a tema di un film un tema esplicitamente
così difficile. La crisi del marxismo, della Resistenza e degli
anni Cinquanta […] patita e vista da un marxista, dall'interno; niente
affatto però disposto a credere che il marxismo sia finito (dice
il buon corvo: 'Non piango sulla fine delle mie idee, che certamente verrà
qualcun altro a prendere la mia bandiera e a portarla avanti! Piango su
di me…'). Non è finito naturalmente nella misura che sappia accettare
molte nuove realtà (adombrate nel film: lo scandalo del Terzo Mondo,
i Cinesi e, soprattutto, l'immensità della storia umana e la fine
del mondo, con l'implicità religiosa, che sono l'altro tema
del film).
In una delle interviste rilasciate
a Jean Duflot (Pier Paolo Pasolini. Il sogno del centauro), lo stesso
Pasolini fa una brevissima sintesi dei suoi rapporti con il Pci fino al
1965:
"Se sono marxista, questo
marxismo è stato sempre estremamente critico nei confronti dei comunisti
ufficiali, e specie nei confronti del Pci; ho sempre fatto parte di una
minoranza situata al di fuori del partito, sin dalla mia prima opera poetica,
Le
ceneri di Gramsci. Non ci sono mai stati grandi mutamenti nella mia
polemica con loro. Eppure, fino a quel momento ero sempre stato un compagno
di strada relativamente ortodosso".
Nel corso di un'intervista nella
quale Giorgio Bocca gli chiede: "Lei si proclama arrabbiato, uno dei rari
arrabbiati italiani, perseguitato per amore della rabbia. Eppure va a finire
regolarmente che la sua rabbia si risolve in voglia di vita, in opere utili
agli altri, in ricerche rischiose fatte anche per gli altri. Che effetto
ha avuto per esempio il suo ultimo film? Pasolini risponde:
"Come sempre ambiguo. Io
conduco una guerra su due fronti, contro la piccola borghesia e contro
quel suo specchio che è certo conformismo di sinistra. E così
scontento tutti, mi inimico tutti, sono costretto a tenere relazioni complicatissime,
fatte di spiegazioni continue".
I giovani di oggi non si
rendono conto di quanto
sia repellente un piccolo-borghese
In
pieno Sessantotto, quando scoppia la contestazione studentesca, che tenta
di saldarsi - nelle punte che più avversavano gli aspetti socio-politici
di una società italiana che stava degenerando in modelli sempre
più piccolo-borghesi - anche con le lotte operaie che in quegli
anni strapperanno al padronato molte delle conquiste ancora attuali ai
giorni nostri, Pasolini scrive l'ormai famoso Il Pci ai giovani! (Appunti
in versi per una poesia in prosa seguiti da un Apologo) che scatenò
discussioni e polemiche durissime.
In effetti, vi erano, all'interno
del movimento degli studenti, ispirazioni ideologiche disparate che andavano
dal marxismo allo stalinismo, dall'acritica assunzione dei principi della
rivoluzione cinese alle idee portanti della terza Internazionale. Ciò
produceva un frazionismo esasperato: sia all'interno dei vari gruppi extraparlamentari,
che si costituirono in quegli anni, sia tra i diversi gruppi, il grado
di conflittualità, a volte anche solo verbale, era sempre elevato.
E vi erano certamente anche alcuni di coloro ai quali Pasolini si rivolge
Siete paurosi, incerti,
disperati
(benissimo!) ma sapete anche
come essere
prepotenti, ricattatori
e sicuri:
prerogative piccolo-borghesi,
amici.
[…]
"Inoltre i giovani di oggi
(che si sbrighino poi ad abbandonare l'orrenda denominazione classista
di studenti, e a diventare dei giovani intellettuali) non si rendono conto
di quanto sia repellente un piccolo-borghese […]"
[dall'Apologo]
ma nei confronti dei quali,
probabilmente, dovevano essere evitate sempre pericolose generalizzazioni.
Il Sessantotto è
senza dubbio un avvenimento storico complesso e, come tale, "incappa in
due griglie interpretative divergenti, se non opposte. Ci sono i sostenitori
della palingenesi e gli assertori del tutto negativo, tutto sbagliato",
scrive Mario Capanna (Formidabili quegli anni) che di quelle lotte
fu tra i protagonisti. E continua dicendo che una delle chiavi per giubilare
il Sessantotto è stata la sua idealizzazione.
"Come se l'antagonismo non
fosse vero e concreto. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto la questione
del potere era posta da milioni di persone qui e ora: come potere di pensare,
di dire, di decidere, di cambiare, di costruire. Nel concreto del rapporto
tra studente e docente, fra operaio e padrone, tra individuo e moltitudine
e Stato. Ed era un concreto così concreto che De Gaulle pensò,
per contrastarlo, a un colpo di Stato e in Italia si è fatto ricorso
alla politica della strage di Stato. […] Con l'aberrazione del terrorismo,
poi, la giubilazione ha ritenuto di poter celebrare esequie definitive.
Sul presupposto della falsa equazione: Sessantotto uguale terrorismo. […]
Il corto circuito di pochi, nascosti dietro l'angolo dell'agguato, opposto
al flusso di grandi movimenti operanti alla luce del giorno. […] Proprio
la vicenda della sinistra italiana costituisce la riprova che il Sessantotto
ha fornito, tra l'altro, un insegnamento di valore strategico. Il centro
della società si sposta, culturalmente e politicamente, a sinistra
quando è in presenza di una progettualità alternativa forte
di alto profilo e persuasiva, che poggi sulle gambe di grandi movimenti
di massa trasformatori. E questa è anche l'unica strada per strappare
riforme. Non a caso lo Statuto dei diritti dei lavoratori è del
1970. Al contrario quando la sinistra cade preda di quel mal sottile che
è l'ammucchiata al centro, allora questo resta bloccato e prevalgono
le forze moderate e conservatrici".
Fin qui Capanna. Ciò
che invece scrisse allora Pasolini sollevò, come si è già
ricordato, una marea di critiche e di polemiche [si veda, anche recentemente,
gli interventi di Giuliano Ferrara
ed Enzo Siciliano]. Per la destra, fautrice di "ordine" fu facile la
strumentalizzazione e l'utilizzo dei concetti espressi da Pasolini contro
le lotte studentesche. Su questo spinoso argomento, rimandiamo comunque
anche alle argomentazioni di Franco Fortini,
che furono altrettanto "forti" e convinte.
Nell'ottobre del 1968, infine,
Pasolini scrisse nella rubrica "Il Caos":
"Non è stato, questo,
un anno glorioso per la nostra vita nazionale, e neanche internazionale.
Per un viaggio sulla luna, quanti regressi sulla terra. È stato
un anno di restaurazione. Ciò che è più doloroso constatare
è stata la fine del Movimento Studentesco, se di fine si può
parlare (ma spero di no). In realtà la novità che gli studenti
hanno portato nel mondo l'anno scorso (i nuovi aspetti del potere e la
sostanziale e drammatica attualità della lotta di classe) ha continuato
a operare dentro di noi, uomini maturi, non solo per quest'anno, ma, credo,
ormai, per tutto il resto della nostra vita. Le ingiuste e fanatiche accuse
di integrazione rivolte a noi dagli studenti, in fondo, erano giuste e
oggettive. E – male, naturalmente con tutto il peso dei vecchi peccati
– cercheremo di non dimenticarcelo più".
Della femminista, infine, rappresentante
di un altro combattivo fenomeno originatosi con le lotte del '68, Pasolini
disse, rispondendo a Natalia Aspesi che gli chiedeva cosa fosse per lui:
"Un'estremista con tutti i difetti degli estremisti, con cui devo entrare
in polemica critica".
La
polemica con Franco Fortini
sugli
studenti.
"Il Caos"
Nel 1968, a Pasolini viene
affidata una rubrica intitolata "Il Caos" sul settimanale "Tempo illustrato".
Davide Lajolo, dirigente del Pci, gli scrive: "Un colloquio nessuno lo
può tenere meglio di te proprio perché sono in molti da ogni
parte che ce l'hanno con te".
La rubrica deve costituire
"un fronte di piccole battaglie quotidiane" da impegnare contro i terrorismi
di destra e di sinistra e contro la borghesia, intesa da Pasolini "come
una vera e propria malattia".
Commenta Nico Naldini nel
suo Pasolini, una vita:
"Mentre 'Il Caos' espone
in pubblico ogni sorta di polemiche, e qualche volta è costretto
a rispondere alle moltissime proteste dei lettori del settimanale, allo
stesso tempo tende a rinchiudersi in se stesso nella forma di un diario
privato in cui cessa l'obbligo della chiarezza didascalica, del 'messaggio',
si accentuano le idiosincrasie, si approfondiscono le contraddizioni, e
il giudizio, lungi dal volerle conciliare, punta su quel 'canone sospeso'
e in quella forma di 'grido di disperazione' che contraddistinguono le
sue opere creative".
Nel marzo 1970 il direttore
di "Tempo" gli comunicò la propria decisione di chiudere la rubrica
"Il Caos" per le "reazioni sfavorevoli" dei lettori del settimanale.
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NELLA
SEZIONE
IDEOLOGIA
VEDI
ANCHE
Come sono diventato marxista?;
La collaborazione al "Setaccio";
L'adesione al Partito comunista
italiano
.
1950. A Roma. Le prime opere
letterarie,
le prime critiche politiche;
1956.
Il XX Congresso
del Pcus
.
Le polemiche continuano;
1960. I morti
di Reggio Emilia;
La collaborazione
con “Vie Nuove”;
Le contestazioni
dell'estrema destra
.
Una forza del passato;
L'idea di una nuova
preistoria;
Discredito, denigrazione
e diffamazione;
1962. Dopo Il Vangelo
secondo Matteo
.
1975. Scritti corsari;
1975. Processare la DC;
Adesione / opposizione al
Pci
.
La polemica con Franco Fortini,
di
Angela Molteni
.
Il Friuli non è il
Veneto; è Italia,
di Enzo Siciliano
.
Ascolta
Per i Morti di Reggio
Emilia
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