Pier Paolo Pasolini
L'ideologia
.
Una forza del passato.
L'idea di una nuova preistoria.
Discredito, denigrazione
e diffamazione.
1964. Dopo Il Vangelo
secondo Matteo
di Angela Molteni
e Massimiliano Valente
.
.
Una forza del passato
Pasolini fa dire nell'episodio
La
ricotta del film RoGoPaG, a un regista marxista impersonato
da Orson Welles:
"Io sono una forza
del Passato.
Solo nella tradizione è
il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle
Chiese,
dalle pale d'altare, dai
borghi
dimenticati sugli Appennini
o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come
un pazzo,
per l'Appia come un cane
senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le
mattine
su Roma, sulla Ciociaria,
sul mondo,
come i primi atti della
Dopostoria,
cui io sussisto, per privilegio
d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche
età
sepolta. Mostruoso è
chi è nato
dalle viscere di una donna
morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno d'ogni
moderno
a cercare i fratelli che
non sono più".
In questi versi c'è la
più consapevole e disperata dichiarazione di poetica di Pasolini:
il suo sentirsi estraneo a un presente sempre più omologato e a
un futuro le cui premesse descrivono come un deserto culturale.
"E' un'idea sbagliata -
dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia
un... 'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono
mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea.
Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non
le pare? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti
amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche
di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque,
nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale',
come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace
di nuova storia".
[Articolo apparso sul numero
42 di "Vie Nuove" il 18 ottobre 1962]
"Tradizione e marxismo. Sì,
insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene! Per
tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare
questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non
ama la vita: la possiede. E' ciò implica cinismo, volgarità,
mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di
privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico
e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione
rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato.
[Articolo su "Vie Nuove"
del 22 novembre 1962 intitolato "Risposta ad un insoddisfatto"]
L'idea di una nuova preistoria
Nel 1963, quasi contemporaneamente
alla lavorazione de La ricotta gli viene proposto l'allestimento
di un film-montaggio sugli avvenimenti dell'ultimo decennio, La rabbia,
tratto da sequenze di cinegiornali. Parlando di quest'ultimo film, Pasolini
afferma che con esso intendeva dire "una cosa un po' confusa in me, un'idea
irrazionale ancora, non ben definita, non determinata […] È l'idea
di una nuova preistoria. E cioè i miei sottoproletari vivono ancora
nell'antica preistoria, mentre il mondo borghese, il mondo della tecnologia,
il mondo neocapitalistico va verso una nuova preistoria. […] Quando il
mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini
e tutti gli artigiani, quando l'industria avrà reso inarrestabile
il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita".
Con i suoi ultimi lavori,
e in particolare con le poesie che formeranno la raccolta Trasumanar
e organizzar Pasolini compie il "primo goffo tentativo individualistico
e in parte anarcoide" di lottare contro quella che continua a definire
"la nuova preistoria". Commenta Naldini: "Di fronte all'accelerazione artificiale
della nuova società industriale che vuol distruggere il passato
per instaurare solo il presente, oppone la nostalgia del sacro, degli antichi
valori, il rimpianto del passato, accettato anche come sentimento conservatore".
È in questa chiave
che va anche letto il crescente interesse di Pasolini per il Terzo Mondo,
nel quale ritrova ritmi di vita "umani", e un rispetto delle tradizioni
"ripetute indefinitamente".
Discredito, denigrazione
e diffamazione
Agli attacchi si affiancano
sempre più spesso denigrazioni e critiche astiose e mistificanti
che vengono dalla stampa di tutte le parti politiche. Nella sua rubrica
su "Vie Nuove", Pasolini denuncia questi atteggiamenti e traccia un quadro
generale della situazione socio-politica e della sua in particolare, come
scrittore i cui contenuti e messaggi vengono sempre più spesso stravolti;
rivolgendosi al "lettore" della rivista, scrive:
"Io patisco ciò che
di peggio può patire uno scrittore. La mistificazione della mia
opera: una mistificazione totale, completa, irrimediabile. Una vera e propria
operazione industriale. Tutto quanto io dico e scrivo subisce, attraverso
l'interpretazione calcolata della stampa 'libera', una metamorfosi implacabile:
discredito, denigrazione e diffamazione, che, un po' alla volta, finiscono
di essere dei puri e semplici strumenti teppistici, e diventano una realtà,
che trasforma sociologicamente il mio stile. Lei sa che il testo non vive
nella solitudine di un'anima, ma vive in una cerchia sociale. Esiste in
quanto ha in sé la possibilità di un rapporto con la comunità.
Ora, se questa comunità - attraverso un'apposita operazione di chi
ha il potere e i mezzi di diffusione ideologica - comprende il testo di
uno scrittore in modo diverso da quello che è, accade pian piano
una cosa ineluttabile: che il testo - almeno per la durata della generazione
- costituisce la cerchia sociale di esso, diventa realmente qualcosa di
diverso da quello che esso è.
"Mi rendo conto proprio
in questi mesi di quanto grande sia la mia tragedia di scrittore nel mondo
che lei dice libero e democratico. I miei romanzi e le mie poesie perdono
a vista d'occhio il loro 'significato', per aggiunte e falsificazioni continue,
diuturne, dilaganti: per una interpretazione denigratoria portata a un
grado di intensità e di ferocia mai viste. I miei testi deperiscono
effettivamente, i significati delle mie parole hanno una reale depressione
espressiva fino a essere quelli che la gente (intesa come massa guidata
dal potere industriale e dal susseguente conformismo statale) vuole che
siano.
"Piano piano anche ad alto
livello questa mistificazione acquista peso e quasi ragione d'essere. Ormai
anche i critici attendibili e altamente qualificati non possono non tener
conto dell'aggiunta di significato data ai miei testi dalla denigrazione
borghese, cioè dalla mia cerchia sociologica, cioè dalla
mia nazione. E il loro giudizio comincia ad essere meno libero e sicuro.
"Noi ci troviamo alle origini
di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della
storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è
già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio
nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io
sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare
per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una
strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà
più duro e feroce che mai".
1964. Dopo Il Vangelo
secondo Matteo
Anche dopo la presentazione
del Vangelo secondo Matteo "l'atteggiamento nei suoi confronti della
sinistra", dice Naldini nel suo già citato Pasolini, una vita,
"alla quale egli non ha mai smesso di appartenenere ideologicamente e di
condividerne le lotte con passione", non finiva di tormentarlo.
Rivolgendosi a Mario Alicata,
un dirigente del Pci, Pasolini polemicamente così si esprime:
"[…] ti ricordo la frase
'Dite sì se è sì, no se è no: tutto il resto
viene dal Maligno'. Devi dirmi con coraggio se tu e la tua cerchia, a me,
dite sì o no. Non perché questo possa contare sulla mia reale
e profonda ideologia e fede comunista, ma perché possa aiutarmi
nella mia chiarezza e nei miei atteggiamenti pratici. […] Ora, capisco
che l'ambiguità dell'Unità e del Paese Sera, se è
dettata da ragioni pratiche di condotta, è dettata anche da più
profondi motivi magari in parte inconsci, per esempio una inconscia avversione
moralistica e piccolo-borghese nei miei riguardi".
E, ancora dopo il Vangelo,
Pasolini scrive ai lettori di "Vie Nuove":
"I marxisti fragili temono
di 'essere distrutti' da un dialogo con la Chiesa, e si attaccano alle
vecchie posizioni come rassicuranti. Altri marxisti, invece, non provano
scandalo, rispetto alle proprie convinzioni, non si disorientano, non provano
il capogiro, davanti all'idea di una chiesa che divida le proprie responsabilità
da quelle dei fascisti e anche con la classe nemica dei 'poveri'".
|
NELLA
SEZIONE
IDEOLOGIA
VEDI
ANCHE
Come sono diventato marxista?;
La collaborazione al "Setaccio";
L'adesione al Partito comunista
italiano
.
1950. A Roma. Le prime opere
letterarie,
le prime critiche politiche;
1956.
Il XX Congresso
del Pcus
.
Le polemiche continuano;
1960. I morti
di Reggio Emilia;
La collaborazione
con “Vie Nuove”;
Le contestazioni
dell'estrema destra
.
Verrà qualcun
altro a prendere la mia bandiera;
I giovani di oggi non
si rendono conto di quanto sia
repellente un piccolo-borghese;
Collaborazione al “Caos”
.
1975. Scritti corsari;
1975. Processare la DC;
Adesione / opposizione al
Pci
.
La polemica con Franco Fortini,
di
Angela Molteni
.
Il Friuli non è il
Veneto; è Italia,
di Enzo Siciliano
.
Ascolta
Per i Morti di Reggio
Emilia
|
. |