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I contributi dei visitatori Pino Bertelli
![]() Pasolini, il poeta eretico di ogni eresia, non temeva i propri boia né gli untori che lo volevano ghettizzare nel lazzeretto dell’omosessualità, soltanto. Diffidava di quelli che arringavano le masse e nei bagni di folla erigevano promesse di felicità consumistiche per tutti… aveva compreso con mezzo secolo di anticipo sulla politica trafficata in parlamento, che il crollo delle speranze comuniste e il disvelamento delle forche della Santa Romana Chiesa… erano ormai sull’orlo della caduta e che soltanto gli stupidi, i mentecatti o buffoni di ogni corte avevano interesse a tacere. “Malgrado voi resto e resterò comunista nel senso più autentico della parola”, aveva detto Pier Paolo Pasolini, con il cuore avvolto in quello “straccetto rosso” che aveva fatto della resistenza antifascista il simbolo di speranze tradite e di utopie (di libertà e democrazia) mai raggiunte. La ragione di un sogno raccoglie filmati editi, inediti, interviste televisive, frammenti delle opere pasoliniane e le parole di Pasolini sono sparse lungo l’intera pellicola. Le polemiche di Pasolini contro la società dei consumi, contro i “nuovi padroni”, contro i produttori di illusioni… sono ancora forti e con un lungimiranza eversiva quasi profetica, annunciano i fasti distruttivi del mercato globale. Le sue battaglie contro l’acculturazione omologante avevano del coraggio e raccoglievano una sfida, quella del sognatore che disvela i teppismi vigliacchi del potere. Alla degenerazione della tolleranza opponeva la disobbedienza radicale di ogni utopista e diceva: “Non c’è disegno di carnefice che non sia suggerito dallo sguardo della vittima”. Il film inizia e si chiude tra le baracche di Ostia. Là dove il poeta è stato assassinato nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Il pensiero pasoliniano intreccia autobiografia a interventi politici e le sue dichiarazioni corsare per un vita autentica (che renda giustizia e dignità agli umiliati e agli offesi) lacerano l’immaginale collettivo. Le interviste di Scola, Bertolucci, Bolognini, girate “a caldo”, dopo la mattanza del regista, sono toccanti. Riflettono lo sconcerto e l’incredulità di una morte annunciata. Pasolini non aveva mai amato un certo lezzo dei preti né si era mai fatto coinvolgere in un certo fariseismo della politica sinistrorsa… alle messe o alle eucarestie dell’anima genuflessa preferiva le stagioni infiammate dell’irriverenza, non solo poetica, clericale o politica, ma anche della sessualità liberata. La voce… la voce di Pasolini aleggia su ogni frammento di film della Betti. Moravia, la Callas, Ezra Pound, Totò, Paolo Volponi o i brani di Accattone, La ricotta, Che cosa sono le nuvole?, Il Vangelo secondo Matteo o il Decameron… sono come attraversati da questa voce leggera, atonale, gentile e assumono significati diversi da quanto passa sulla tela puttana del cinema. La ragione e il sogno di Pasolini è proprio nella seminagione delle sue parole, nel dissipamento del suo pensiero, nell’iconoclastia del suo sguardo che viola ogni sacralità istituzionalizzata… in quel suo viso affilato sulla disperazione dei secoli sembrano ri-nascere nei cuori della gente antichi sogni e nuove turbolenze dell’anima in fiore… come d’incanto ripassano in molti occhi e in molte lacrime le bandiere rosse e nere di quel magico ’68. Là dove imperava il ribellismo Pasolini c’era. Con un punto di vista comunardo-libertario tutto suo, ma c’era. Dal film emerge l’attenzione e l’amore di Pasolini verso i paesi poveri della terra, il suo senso di accoglienza e fratellanza verso gli sfruttati, gli appestati, gli esclusi dalla civiltà dello spettacolo… ci sono sequenze disperate, come quella del regista che cammina in una discarica e fa da controcanto a immagini di bambini africani che stanno morendo di fame. Altre più gioiose. Quando si vede Pasolini giocare una partita di calcio con la troupe di Salò, contro tecnici e attori del cast di Novecento di Bernardo Bertolucci (è un Super8mm di Claire Peploe). C’è anche la rivendicazione della propria omosessualità, del proprio essere “diverso” che fa di Pasolini un demone o un intellettuale scandaloso… quando l’italietta cattocomunista del suo tempo cerca di metterlo alla gogna con più di trenta processi e il boia dalla faccia buona dei comunisti italiani (Palmiro Togliatti), traccia una rigo con l’inchiostro verde della sua stilografica su quel nome impuro. Le parole di Pasolini si trascolorano in frammenti visivi, volano nelle platee ammutolite e infrangono le ghigliottine della morale corrente: “Guardate, mi colpiscono su questo aspetto perché vogliono mettermi a tacere su altre questioni, sulla mia libertà di pensiero” . Poi il filmato toccante dei funerali, le facce sconvolte degli amici. Le lacrime di Ninetto Davoli. Il dolore disarmato della gente di ordinaria povertà. La ragione di un sogno contiene un florilegio di segni etici ed estetici. Il montaggio di Roberto Missiroli mostra che anche in Italia è ancora possibile fare un cinema d’impegno civile, con una certa sapienza estetica. E sono molto belle, struggenti e malinconiche le musiche curate da Bruno Moretti. La fotografia di Fabio Cianchetti è quella “sporca”, giornalistica e bene si mescola con i materiali di repertorio. Gli interpreti hanno le facce aperte, dignitose, pulite di Francesca Archibugi, Bernardo Bertolucci, Mimmo Calopresti, Sergio Citti, Franco Citti, Mario Cipriani, Pappi Corsicato, Ninetto Davoli, Mario Martone, Enzo Siciliano. Laura Betti è stata coraggiosa. Non solo perché è riuscita a raccogliere la memoria importante di un maestro del cinema di diserzione, ma soprattutto ha fatto rileggere un pensiero (tra i più radicali del ‘900) che ha mostrato l’infinita ricchezza di ogni uomo ed anche la sua infinita miseria. Per noi che desideriamo senza fine la fine dei sogni… il sogno pasoliniano della realtà in forma di cinema di poesia, diviene icona profetica, una requisitoria contro la civiltà dell’omologazione culturale e del mercato globale… una società dà la misura della sua mediocrità, quando applaude o sostiene guerre e colonizzazioni nel nome santificato del popolo, di dio e dello stato… un sognatore non riconosce altre regole se non quelle che portano all’insorgenza di ciascuno e di tutti i dannati della terra verso la conquista di un sogno chiamato libertà. Buona visione.
Pino
Bertelli, 23 volte novembre 2001
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