."Pagine
corsare"
.I
contributi dei visitatori
Paolo Tatti
Lettera del 1979 di Massimo
Teodori
a Enzo Siciliano, autore di
Vita
di Pasolini
.
Una recente manifestazione
dei radicali a Roma: nella foto, Pannella è al centro
.
Massimo Teodori scrisse nel '79
a Enzo Siciliano, autore della Vita di Pasolini, esprimendo la sua
sorpresa per la completa assenza nel libro di ogni riferimento al rapporto
tra Pasolini e i radicali, tra Pasolini e Pannella che pure furono fili
ricorrenti e forti negli ultimi anni della vita dello scrittore.
Teodori ricorda, tra l'altro, la
polemica aperta da Pasolini sulla prima pagina del "Corriere" per essere
accanto a Marco Pannella che continuava il suo digiuno nell'indifferenza
generalizzata, ed il suo intervento per il congresso radicale, che venne
letto all'indomani del suo assassinio, il 4 novembre 1975.
Ecco il testo della lettera:
La "Vita di Pasolini",
Pannella, i radicali...
di Massimo Teodori
"Caro Enzo Siciliano,
ho preso in mano Vita di Pasolini
e l'ho letta d'un fiato. Non mi accadeva da tempo, essere così affascinato
da un libro. Se fossi una buana penna tenterei di trasmetterti di quale
intensità è stata la mia lettura: e credo - da profano -
che sia un segno del rapporto che uno scritto riesce a instaurare tra scrittore
e lettore.
Devo anche premettere che ho sempre
cercato con attenzione le tue pagine tra le tante che mi capita di avere
sul tavolo. Mi piace il tuo scrivere, mi son piaciute le tue polemiche
anti-contenutistiche, anti-avanguardistiche, anti falso impegno. E sono
cose, ormai, antiche. Pertanto ero anche positivamente prevenuto quando
mi sono accostato al tuo lavoro, su e per Pasolini. Ti sapevo così
intimo a Pier Paolo che non potevo che immaginare un risultato pieno di
intelligenza e di amore.
E così - mi pare - è.
Tale premessa è necessaria
per spiegare come mai mi sono deciso a scriverti pubblicamente, cimentandomi
in un genere che non prediligo. Mi ha colpito la completa assenza dal tuo
libro di ogni riferimento al rapporto tra Pasolini e i radicali, tra Pasolini
e Pannella: una dei fili ricorrenti e "forti" nella vita dello scrittore
degli ultimi anni. Ho cercato di spiegarmi questa omissione ma non ho trovato
plausibile ragione. Ne ho chiesto a un comune amico che mi ha risposto:
«Enzo ha una sensibilità letteraria e questa è forse
la spiegazione». Eppure il tuo libro non è questo: a ragione
si afferma «non è biografia, o un saggio psicologico e letterario,
ma la riflessione di un narratore sugli anni italiani che vanno dal tempo
della Resistenza al tempo del terrorismo. Quasi "un libro di storia italiana"».
Ed è vero.
Quando metti in risalto il distacco
di Pasolini dalla vita letteraria con una volontaria emarginazione e delinei
quella svolta che fa di Pasolini un «ineliminabile interlocutore
dell'intera società italiana», scrivi: «rifiutava il
"riformismo" della nuova politica comunista ma rifiutava insieme l'"estremismo"
piccolo borghese e "barbaro" dei contestatori ultrasinistri».
È il momento delle prime collaborazioni
al "Corriere della Sera" e non è marginale notare che, di già,
Pasolini intellettuale vuole fare i conti con il nuovo radicalismo: «La
prefazione di Marco Pannella - scrive a proposito del libro di Andrea Valcarenghi
Underground:
a Pugno chiuso - dieci pagine, è finalmente il testo di un manifesto
politico del radicalismo È un avvenimento nella cultura di un manifesto
politico del radicalismo. È un avvenimento nella cultura italiana
di questi anni. Non si può conoscerlo. La definizione che vi dà
dei rivoluzionari della non violenza, del potere della sinistra tradizionale
e della nuova sinistra,... sul fascismo e soprattutto in modo sublime sull'antifascismo...
una esortazione al lettore a non lasciarsi sfuggire queste pagine di Pannella,
che sono le uniche finora in Italia a definire dall'interno un periodo
della contestazione e a delineare una possibile continuità»
("Tempo", 4 novembre 1973). Sottolinei giustamente a più riprese
un aspetto del cambiamento pasoliniano quando lo scrittore vuole "gettare
il proprio corpo nella lotta" e inventare i modi per rompere, polemicamente
accentuandola, la propria solitudine: «la collocazione era difficile:
- i bersagli erano il consumismo, l'esercizio democristiano del potere,
il permissivismo nei giovani, la linea ufficiale dei comunisti. Una materia
fluida. Si trattava di provocare, a sorpresa, una polemica o l'altra: ora
mostrando di appoggiarsi a chi contestava da sinistra il Pci, ora assumendo
ragioni che potevano finanche apparire gradite alla destra. Si trattava
di rendere la polemica irriconoscibile nell'immediato: - renderla "corsara",
cosicché fosse impossibile da chiunque assumerla in proprio».
Tra i non molti di riferimento consonanti in queste incursioni che si susseguirono
nel 1974-75, Pasolini incontra i radicali.
Li incrocia nella redifinizione di
fascismo e antifascismo quel tema che accompagnerà la riflessione
controversa sulla mutazione antropologica degli italiani per l'intera stagione:
«In realtà tuttavia c'è stato, e c'è in Italia
un nuovo Fascismo che fonda il suo potere proprio sulla promessa della
"comodità e del benessere": ed è appunto quello che Marco
Pannella chiama il nuovo Regime, un po' immaginosamente, ma giustamente»
("Il Mondo", 28 marzo 1974).
Poi, nel famoso articolo delle lucciole:
«Il confronto reale tra "fascismo" non può essere dunque "cronologicamente",
tra il fascismo fascista e il fascismo democristiano: ma fra il fascismo
fascista e il fascismo radicalmente, totalmente, imprevedibilmente nuovo
che è nato da quel "qualcosa" che è successo una decina di
anni fa» ("Corriere della Sera", 1 febbraio 1975).
Li incontra concretamente quando vuole
riappropriarsi dei concetti di obbedienza e di disobbedienza, cioè
allorché deve dare un nome a moduli di comportamento adeguati alla
nuova situazione: «Sai quanto ti amo e quanto sono dalla tua parte
- scrive a Pannella all'indomani del successo comunista nelle elezioni
del maggio 1975 -, ...c'è gente come noi che continua ad agire sotto
la spinta "inerte" di necessità civili di cui si è avuto
coscienza una decina di anni fa: che lotta cioè per una sincera
ansia democratica e in nome di una reale tolleranza... Tu devi aggiornarti
semanticamente sul linguaggio che usi. Non devi più chiamare la
tua "disobbedienza" ma "obbedienza" e di tale "nuova obbedienza" offrirti
come modello... Fondare la possibilità di una simile "obbedienza"
e di una simile "volontà di ricostruzione" è il vero nuovo
grande ruolo storico del Pci. Ma anche tua: anche dei radicali; anche di
ogni singolo intellettuale, di ogni uomo solo e mite" ("Corriere della
Sera", 18 luglio 1975). Pasolini non esitò a scendere in campo per
essere accanto a Marco Pannella che aveva varcato il limite dei settanta
giorni di digiuno nell'indifferenza generalizzata, aprendo una polemica
dalla prima pagina del "Corriere" che si protrasse per oltre un mese. E
non si trattava soltanto di simpatia e di quell'amore pubblicamente dichiarato
per il leader radicale nella cui persona trovava una profonda affinità
per aver egli gettato il proprio corpo nella lotta. Si trattava oltre che
di ciò del fatto, che «i loro principi per così dire
"metapolitici" hanno condotto i radicali a una prassi politica di un assoluto
realismo. E non è per tali principi "scandalosi" che il mondo del
potere - governo e opposizione - ignora, reprime, esclude Pannella, fino
al punto di fare, eventualmente del suo amore per la vita un assassinio:
ma è appunto per la sua prassi politica realistica. Infatti è
il Partito Radicale, la LID che sono i reali vincitori del referendum del
12 maggio. Ed è per l'appunto questo che non viene loro perdonato
"da nessuno"» ("Corriere della Sera", 16 luglio 1974).
Ancora una volta, durante il periodo
"luterano", sull'aborto e sul sesso Pasolini moralista paradossale ha come
interlocutori privilegiati le azioni promosse dai radicali; così
come, quando deve definire l'esperienza «esistenziale, diretta, concreta,
drammatica", corporea» "da cui nascono i suoi discorsi ideologici
fa ricorso al termine "gente" («Dico "gente" a ragion veduta»),
non casualmente familiare nel lessico radicale in contrapposizione "classe"
e "popolo".
Gli esempi potrebbero allungarsi:
il "Palazzo", il "processo", il "fascismo di sinistra"... Ma non è
necessario. Basterà ricordare quel che Pier Paolo scrisse per il
congresso radicale e che altri per lui vollero leggere a Firenze all'indomani
dell'assassinio, il 4 novembre 1975: «Non sono qui come radicale.
Non sono qui come socialista. Sono qui come marxista che vota per il Pci,
e spera molto nella nuova generazione di comunisti almeno come spera nei
radicali...».
«Dunque, bisogna lottare per
la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. È
ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli
ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura
dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani,
più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto
umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto.
Non avete avuto paura né di meretrici né di pubblicani, e
neanche - ed è tutto dire - di fascisti».
«Ora, la massa degli intellettuali
che ha mutuato da voi attraverso una marxizzazione pragmatica di estremisti
la lotta per i diritti civili, rendendola così nel proprio codice
progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del
potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente
convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei
diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione
socialdemocratica che il potere gli impone abrogando attraverso la realizzazione
falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità...».
«Contro tutto questo voi non
dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi
stessi: il che significa a essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare
subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente
contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare;
a bestemmiare».
Caro Enzo,
questa lettera non vuole essere un"
cahier
des doléances. "È solo l'esplicitazione di un interrogativo
che mi sono posto sui tuoi silenzi, sulle tue omissioni. Non sono tra coloro
che - da questa parte della milizia politica - interpretano ogni cosa come
il risultato di una congiura del silenzio. Ma questa volta non posso darmi
una ragione del fatto che nel tuo lavoro, così documentato, così
appassionato e attento si faccia riferimento solo di sfuggita alla certa,
solida, continua "simpatetica" attenzione che Pier Paolo ci dedicò,
in crescendo, proprio nel momento in cui - come tu scrivi - «l'intellettuale
"non politico" si trovava coinvolto del "dovere" dell'intervento politico».
Ti conosco non settario, né
conforme a lascarti andare nelle correnti prevalenti del momento: perciò
sono sicuro che vorrai sciogliere questi interrogativi.
Con immutata stima,
tuo Massimo Teodori
.
* * *
NOTA DELLA CURATRICE: Vita
di Pasolini, di Enzo Siciliano, apparve a distanza di sedici anni dalla
prima edizione (nel 1995, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze). Non siamo
a conoscenza di una eventuale risposta di Siciliano a Teodori, ma nella
nuova edizione testé citata non si trova alcun nuovo accenno a Pannella
o all'«incontro con i radicali».
* * *
NOTE BIOGRAFICHE
Massimo Teodori, architetto,
è stato in Italia tra i fondatori del primo (1955) e del secondo
(1962) Partito radicale, ne è stato per trent’anni uno dei principali
esponenti fino al 1990. Per lo stesso partito, è stato eletto anche
al Parlamento italiano. Ha scritto un certo numero di libri (negli anni
Sessanta, Architettura e città in Gran Bretagna, The New
Left: a Documentary History e inoltre Soldi e partiti. Quanto costa
la democrazia in Italia, 1999, Maledetti americani. Destra,
sinistra e cattolici: storia del pregiudizio antiamericano, 2002, Benedetti
americani. Dall’Alleanza atlantica alla guerra al terrorismo, 2003).
Teodori ha fondato alcune riviste e collaborato con altre tra cui "l'Astrolabio",
"Epoca", "Panorama", "Il Mondo". Dal 1992 è editorialista di alcuni
quotidiani tra cui "Il Messaggero", "Il Giornale".
Enzo Siciliano è laureato
in filosofia. La sua formazione è stata segnata da alcuni grandi
protagonisti della cultura del Novecento: da Debenedetti a Moravia, da
Pasolini a Bassani e Bertolucci. Prima dell'esordio letterario e dell'attività
critica e pubblicistica, è stato insegnante e funzionario della
Rai. Ha scritto saggi critici, romanzi, racconti e opere teatrali. E’ scrittore
e critico letterario. Dal 1966 segretario di redazione per la seconda serie
di "Nuovi argomenti", ne ha assunto la direzione nel '72, affiancando Alberto
Moravia e Pier Paolo Pasolini. Tuttora è direttore responsabile
della rivista. Dal suo primo romanzo La coppia (1966) ha tratto
la regia del film omonimo diretto nel '68. Ha scritto tra l'altro Autobiografia
letteraria (1970), Rosa pazza e disperata (1973), La notte
matrigna (1975), La principessa e l'antiquario (1980, Premio
Viareggio 1981), La voce di Otello (1982), La bohème del
mare (1983), Diamante (1984), La letteratura italiana
(3 voll. 1986-1988), La casa scoppiata - La vittima (1987), Singoli
(1989), Atlantico (1990), Cuore e fantasmi (1990), Il
bagno della regina e altri racconti (1991), Romanzo e destini
(1992), Carta blu (1992), Campo dei fiori (1993), Mia
madre amava il mare (1994), Diario italiano (1997), I bei
momenti (1997, Premio Strega 1998). Tra le biografie si ricordano una
fondamentale Vita di Pasolini (1978, riedita da Giunti nel 1995)
e Puccini (1976). Già presidente della RAI (1997 e '98, durante
la sua presidenza, furono gli anni in cui la televisione pubblica ricordò
più intensamente Pier Paolo Pasolini, trasmettendo parecchi lavori
del Nostro), attualmente è direttore del Gabinetto scientifico letterario
G.P. Vieussieux a Firenze.
|
|