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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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"Pagine corsare"
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Passione e ideologia
di Luca Santoro

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Scrive Luca Santoro di Alghero: «Mi chiamo Luca, ho 19 anni e sono un neodiplomato al Liceo Classico Linguistico "G.Manno" di Alghero. Ho presentato come argomento della mia tesi Pier Paolo Pasolini, intitolando il lavoro Eresia: Analisi di Pier Paolo Pasolini tra Ideologia, Politica, Società, Cultura e Arte. Essa è composta di oltre 130 pagine, in cui ho rintracciato alcuni collegamenti che trovo interessanti e originali con l'operato dell'intellettuale; il tutto diviso in otto sezioni (Generalità, Filosofia, Religione, Scienze Sociali, Linguaggio, Arte, Letteratura, Storia)  seguendo la classificazione decimale Dewey, con rimandi alle Letterature, da quella Latina a quella Russa, passando per Francese, Inglese, Tedesca, ma anche alla Fisica, alla Storia, alla Filosofia, alle Religioni ecc. È pur vero che molte parti sono frutto di copia e incolla, grazie anche al materiale trovato nel vostro ricchissimo sito, ma sono poche se confontate alle parti scritte da me, e inoltre non si trattava mai di una copiatura "selvaggia" ma rielaborata, ragionata, alla luce anche dei libri e dei film di Pasolini, letti e visti quasi tutti, per non parlare di saggi, articoli, anche la tesi dello scrittore su Pascoli. È un lavoro di cui vado molto fiero, e che vorrei condividere anche con voi del sito, magari pubblicandone qualche parte. Inizio con l'introduzione. Inoltre è anche grazie a questo lavoro che ho ricevuto una Borsa di Studio per i meriti scolastici conseguiti in cinque anni e la serietà dimostrata, donatami dal Comune di Alghero e dal Liceo in onore di una studentessa del Classico scomparsa prematuramente un anno fa».

Al termine del brano che segue, inviato da Luca Santoro quale contributo a "Pagine corsare", viene riportato anche l'articolo che il quotidiano telematico della città di Alghero, www.alguer.it, gli ha dedicato.

[Il disegno sopra riportato è di Luca Santoro, ed è lo stesso che appare sulla copertina della sua tesi Eresia: Analisi di Pier Paolo Pasolini tra Ideologia, Politica, Società, Cultura e Arte]

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Passione e ideologia
[Introduzione alla tesi Eresia: Analisi di Pier Paolo Pasolini
tra Ideologia, Politica, Società, Cultura e Arte]
di Luca Santoro

Se esistesse una definizione che possa inquadrare l’uomo e intellettuale Pier Paolo Pasolini, sebbene sia un’operazione che lo stesso rifiuterebbe, quella sarebbe eretico. Non solo nel senso religioso del termine, ma anche politico, intellettuale, civile. Lo scrittore e cineasta nato a Bologna e vissuto lungamente a Casarsa della Delizia [il paese originario della madre, ndr], in Friuli, era un irredentista della propria società, un uomo che rifiutava ogni nuovo valore portato da essa nell’Italia del dopoguerra, della ricostruzione, del boom economico. Marxista a modo suo, Pasolini difendeva e valorizzava il valore e il bagaglio culturale del sottoproletariato, degli umili, dei ceti poveri, suburbani e contadini relegati alle periferie delle città industrializzate, contro il grande nemico, ovvero la borghesia, sia medio-piccola che delle alte sfere tecnocratiche al Potere. 

L’intellettuale non aveva paura di scontrarsi apertamente contro le forze politiche al Governo nel Paese (leggi: Democrazia Cristiana) e il loro falso riformismo che schiacciava e aboliva un intero mondo, quello appunto legato agli strati più poveri, in nome della Nuova Legge Del Consumo Forzato, del dover essere, se non ricchi, benestanti e felici a tutti i costi. È il nuovo fascismo, una dittatura ancor più devastante perché subdola, che si insinua nella massa come un moderno Faust che offre il proprio Patto, ed essa non può che soccombere alle lusinghe del cosiddetto mondo civilizzato. 

Prima della globalizzazione, dell’esplodere del divario fra Nord e Sud del mondo, degli scandali politici, di Tangentopoli, della Loggia P2, Pasolini aveva visto e avvertito tutto, conscio del fatto che, almeno in Italia, si rendeva necessaria una nuova ricostruzione, perché il Paese nel 1975 non era poi così diverso da quello del 1945. E spronava così il proprio Partito, il Partito Comunista Italiano, affinché si facesse portatore del cambiamento, della svolta necessaria, provocandolo pure, ma invano, anzi, persino la classe politica comunista prenderà le distanze da Pasolini. Troppo radicale, troppo anacronistico, troppo provocatorio, si diceva. E in effetti lo scrittore sembra essere, a prima vista, nemico di ogni progresso, nei suoi accorati appelli per un ritorno alla ingenuità e freschezza ideologica della civiltà primitiva. In realtà l’intellettuale era contro il progresso borghese e consumistico, come già accennato, in cui i pochi annientavano culturalmente i tanti, un vero e proprio genocidio dei valori del sottoproletario. Tanto è vero che durante le manifestazioni studentesche del ’68, Pasolini non prestò la sua penna di intellettuale a favore degli studenti scesi in piazza, come ci si potrebbe banalmente aspettare, anzi; egli si scagliò contro di essi (anche se qualcuno asserisce che l’intento era di spronarli) poiché figli di borghesi che giocavano a fare la Rivoluzione, che non avrebbero mai sovvertito l’ordine bensì l’avrebbero consolidato, in virtù della loro disobbedienza di facciata che nascondeva l’obbedienza a un cliché. Di contro, Pasolini, esaltava addirittura i poliziotti perché figli di povera gente, ed esortava i giovani ad abbandonare la loro stretta e borghese definizione di studenti affinché diventassero intellettuali, nerbo, assieme a operai e sottoproletari, di una vera, nuova Italia.

Pier Paolo Pasolini, al di là della lotta ideologica, è stato un intellettuale d’avanguardia, sia per le sue idee sempre controcorrente e lungimiranti, che per gli esiti del suo impegno letterario e cinematografico. Infatti egli è stato uomo di cultura a trecentosessanta gradi, autore di romanzi, articoli, poesie, saggi, sceneggiature, interventi politici, improvvisandosi regista, e sempre giungendo a soluzioni incredibilmente attuali: romanzi come Ragazzi di Vita o Teorema fecero discutere per il punto di vista così vicino agli strati più poveri, non più neorealistico, ma trasfigurato da un messaggio sociale, oppure per la loro feroce critica alla società e la sessualità latente; film come Accattone, Uccellacci e uccellini, Teorema o anche il mostruoso Salò furono veri pugni nello stomaco che mai nessun regista al tempo si sarebbe sognato di girare: vuoi per il comparto ideologico (tutti gli attori che son passati sotto la cinepresa di Pasolini sono diventati interpreti del suo pensiero, da Totò alla Callas, passando per il suo attore-feticcio, Ninetto Davoli), vuoi per le ardite soluzioni registiche, ancora oggi attuali. 

Sempre disposto a mettersi in gioco, lo scrittore non aveva paura di affrontare i temi più scottanti, come la sessualità che l’ottuso perbenismo censura ad ogni costo ma di cui poi si serve per fare della libertà un nuovo genere di consumo, una mentalità contro la quale Pasolini scaglia il suo colpo di grazia definitivo, quel terribile Salò ispirato da De Sade, che conclude inconsapevolmente la parabola dell’intellettuale. 

Infatti, il 2 novembre del 1975 Pier Paolo Pasolini fu assassinato ad Ostia: un finale che forse avrebbe potuto immaginare lo stesso scrittore, che prima di morire, come l’Imperatore Adriano della Yourcenar [Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar (Bruxelles 1903–Mount Desert 1987), ndr], vedeva un mondo che procedeva sempre più in prossimità della sua rovina, celandola però in maniera subdola; chissà cosa avrebbe potuto dire oggi Pasolini dell’Italia e del mondo attuale, dell’apocalisse generalizzata che in certo senso ha anticipato con il suo ultimo scritto (e giunto a noi incompleto), Petrolio. Molto probabilmente non cambierebbe una virgola di tutto il suo pensiero.

La tesi è un omaggio ad uomo che richiede tempo per essere compreso, il cui pensiero e idee possono lasciare perplessi e interdetti, ma la cui forza intellettuale (al di là delle ombre e ambiguità che si sono addensate sulla figura dello scrittore) non ha pari con gli uomini di cultura del Novecento - e soprattutto odierni, se si esclude, per certi versi, la  Fallaci. Pasolini fa arrabbiare, sconvolgere, sovvertire i nostri valori, ci fa aprire gli occhi sul gigantesco inganno che viviamo socialmente, illumina una realtà che non vogliamo accettare; ci dà il vero senso del mondo moderno, che non esiste, viene negato, e rifonda la realtà, andando ben oltre quello che auspicava Marx: dedica l’intera vita al raggiungimento dei propri ideali, sacrificando ogni interesse particolare. Ecco perché Pasolini difficilmente ha pari. 

L’obiettivo della tesi è ricostruire e analizzare la figura di un uomo e di un intellettuale che oggi, molto spesso, viene dimenticato (se escludiamo le notizie odierne, che ci informano della riapertura del caso del suo omicidio), o al massimo relegato alle élites - cosa che lo stesso Pasolini odierebbe. Ciò significa che per capire meglio l’uomo e intellettuale, è necessario scomporlo, come in un'opera cubista, nelle sue singole parti: ecco perché la tesi si divide in otto sezioni e capitoli, che trattano in maniera distinta una materia, un campo di conoscenza attraverso il quale il pensiero pasoliniano può essere circoscritto e analizzato meglio. Queste otto sezioni (Conoscenze Generali, Filosofia e Politica, Religione, Scienze Sociali, Linguaggi, Letteratura, Arte, Storia) sono corredate ognuna da una breve introduzione che ne spiega i contenuti e gli intenti, mentre all’interno di esse vedremo opere, vita, ideologia di Pasolini assieme a spunti di riflessione e argomenti correlati, che trattano artisti, scritti, movimenti di pensiero, questioni storiche e quant’altro abbia una relazione con l’intellettuale, diretta (sia nel senso di vicinanza temporale che nel senso di un riferimento preciso da parte di Pasolini: è il caso, ad esempio, della Beat Generation, contingente a lui per qualche aspetto culturale e temporale, oppure di De Sade, citato dallo stesso scrittore come una delle sue fonti di ispirazione) e indiretta (argomenti, artisti, movimenti che Pier Paolo non incrociò ma per molti aspetti vicinissimi a qualche sfaccettatura del suo pensiero, vedi Bulgakov, J.T. LeRoy, o Maurizio Cattelan). 

Considerando la mole di materiale, scaturito dal fatto che come già accennato Pasolini è un intellettuale difficilmente inquadrabile, caratterizzato da spinte culturali centrifughe, si è pensato di organizzare i contenti della tesi attraverso il Sistema Decimale Dewey® , utilizzato nelle biblioteche di quasi tutto il mondo per dividere, catalogare e rendere più agevole la consultazione di libri. Tale sistema è utile per dividere il sapere in categorie semplici da usare, e infatti le otto sezioni prendono il nome dalle corrispondenti classi di appartenenza nel sistema (si può notare che ogni argomento di ogni capitolo sia preceduto da un numero a tre cifre, ad esempio 200 Religione). A loro volta anche gli argomenti all’interno delle sezioni sono divisi nei sottomultipli della classe di appartenenza, e si noterà come spesso essi si possano collegare ad altre sezioni. Questo poiché dal macro argomento, Pier Paolo Pasolini, scaturiscono altri sotto argomenti come la religione, la sessualità o il motivo del processo che ricorrono spesso nei vari capitoli: ad esempio, il Processo in Kafka (e quindi Letteratura) ma anche le inchieste giudiziarie che coinvolsero Pasolini o il “Processo alla DC” (e perciò Storia). In ogni caso è presente una guida alla Lettura, che spiega nel dettaglio il funzionamento del Sistema Decimale Dewey; inoltre, man mano che si procede nella lettura della tesi, tale organizzazione sarà più chiara.

Nella foto: Pier Paolo Pasolini con la madre, Susanna Colussi

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Borsa di studio in ricordo di Corinne Corbia, Luca Santoro è il primo studente di Alghero a vincere il premio

ALGHERO - Con una breve cerimonia informale, molto semplice e riservata, “così com’era Corinne”, è stato premiato, il 5 luglio, il giovane maturando Luca Santoro, vincitore della borsa di studio dedicata alla studentessa scomparsa l’anno scorso. Il ragazzo, visibilmente emozionato, ha stretto la mano del “suo” preside Nicola Salvio, per poi rivolgersi con educazione al Sindaco Tedde e all’Assessore Muroni, presenti nonostante i loro numerosi impegni, proprio per enfatizzare il valore del progetto e del premio, dedicati alla memoria di Corinne Corbia. «Perché ci piace pensare che Corinne sia qui, anzi, è qui con noi, - così il Capo d’Istituto Salvio - ci vede e sarebbe fiera della scelta, caduta su Luca». Poi, con visibile commozione, rivolto verso il ragazzo: «Tu hai il compito di proseguire là dove lei è stata fermata; di proseguire rendendo un sogno realtà e omaggiando la memoria di Corinne con l’utilizzo proficuo di questo premio». 

Alle parole di Salvio hanno fatto eco quelle di Marco Tedde, che insieme ad Antonello Muroni, ha sottolineato come l’istituzione di questa borsa di studio sia stata una scelta di “non-ordinaria” amministrazione: «Non capita spesso che una decisione così sia presa a livello comunale, ma la scomparsa della ragazza è stata davvero sentita come una grave perdita da parte dell’intera comunità. Il dolore e la commozione di quei giorni ci hanno fatto capire quanto questa brillante studentessa fosse conosciuta e apprezzata nell’ambiente scolastico cittadino e sportivo. Era giusto renderle omaggio e permettere, attraverso un aiuto concreto, di agevolare gli studi di qualcun altro, meritevole e brillante come Corinne. Tu, Luca, avrai il difficile compito di onorare lo zelo di Corinne attraverso i tuoi studi». E meritevole lo sarà certamente, il diciannovenne Luca Santoro, primo ragazzo a ricevere la borsa di studio e a far “volare alto uno degli aquiloni di Corinne”.

[Monica Caggiari, "alguer.it"]
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Nella foto: (da sinistra) il sindaco Marco Tedde, Luca Santoro e l´assessore Antonello Muroni
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"Passione e ideologia", di Luca Santoro
 

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