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I contributi dei visitatori Perché ricordare
e soprattutto
Iniziato nella primavera del 1972, dopo la crisi petrolifera mondiale, e portato avanti fino all'assassinio, questo zibaldone esistenziale di una vita diversa e sdoppiata è anche una storia per figure dell'economia politica italiana del boom, tra l'Eni e i complotti di potere che guidano alla stragi impunite della nazione, fino al 1975. Tre i temi di questo "romanzo che non comincia", con un unico personaggio principale diviso in due personaggi (Carlo primo e secondo); l'ingegnere petrolifero, doppio del maniaco che abita nell'individuo borghese, è accompagnato da Pasolini nel suo viaggio dentro il "corpo mutante" del soggetto e dentro il potere dell'epoca, nell'italia democristiana e repressiva del neocapitalismo consumistico agli albori. Ora sappiamo, dopo Tangentopoli, che il tema che a me e a noi interessa è quello economico politico. La madre di tutte le tangenti, dall'Eni all'Enimont, con il viluppo dei fondi neri di Cefis, tra le stragi impunite e la politica criminale del potere che praticò "gli opposti estremismi", ritrova nel sunto del romanzo, il famoso appello della sibilla: "Tutto procede a gonfie vele, malgrado la loro tragedia. Adesso che sono guariti, devono decidere cosa fare, e decidono che tutto continui come prima" C'è addiritura una profezia del crimine della strage di Bologna: "La bomba viene messa alla stazione di Bologna. La strage viene descritta come una visione". Il legame tra l'economia asservita al potere politico, e il potere politico asservito all'intrigo e alla corruzione, non impedisce lo Sviluppo. Anzi, le magnifiche sorti e progressive procedono insieme alla loro tragedia, una specie di coscienza della scissione. Il vangelo secondo Pasolini ci parla di oggi, della follia che sta sotto la democrazia del dominio petrolifero e delle armi, di Bush e del "vento dell'impero delle multinazionali". Ci parla di un'Italia prodotta da questo tipo di economia politica, che si è autodistrutta per continuarsi nel regime di Berlusconi. Nel tempo di Faletti e Camilleri, con tutto il rispetto, leggere Petrolio è un'operazione politica emozionante e non riassumibile. Ed è anche un'operazione letteraria, dato che quello che era sembrato uno scrittore tradizionale, si dimostrava il più ardito campione dell'avanguardia di fatto. Contro l'incoscienza del potere globale, lo scandalo della coscienza è ancora l'attualissimo fascino di Pasolini, che ha portato la poesia e la letteratura a una specie di consuntivo disperato e finale di una cultura e di una nazione piccolo borghesi, in un occidente dominato da mostri non umani, da spettri della finanza e dei teleschermi. Concludo con una sua citazione del 1962: "L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a questa marcescenza è, ora, il fascismo" Quarant'anni fa...." |
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