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"Pagine corsare"
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Cesare Pace
Omaggio a Pasolini


 
TITOLO: Omaggio a Pasolini
TECNICA: Olio su tela
ANNO: 2007, dicembre
DIMENSIONI: 60x40
NOTE: Nell’omaggio a Pasolini sono riportati elementi tratti da: episodio "La terra vista dalla Luna" dal film "Le streghe" (1967) con Totò, Ninetto Davoli e Silvana Mangano; episodio "Che cosa sono le nuvole?" (1967) dal film "Capriccio all’italiana" con Totò, Ninetto Davoli e Laura Betti; film "Uccellacci ed uccellini" (1966) con Totò, Ninetto Davoli e Femi Benussi.

Il dipinto prende spunto da tre opere filmiche di Pasolini: Uccellacci e uccellini, Che cosa sono le nuvole? e La terra vista 
dalla Luna.

Dal punto di vista formale, dominano gli elementi (inclusi in modo naïf) che traggono ispirazione da quest'ultimo film: la grande casa al centro, con i protagonisti del film che occupano tutta la parte inferiore. Si riferiscono alle altre due il cartello con l'indicazione chilometrica (Uccellacci e uccellini) e la frase in alto (Che cosa sono le nuvole?).

Sembra dunque ragionevole puntare l'attenzione sui protagonisti del film maggiormente citato, sorta di figure a metà  strada fra gli eroi di una fiaba e quelli di un fumetto d'antan (chi è meno giovane non potrà fare a meno di notare la somiglianza fra i capelli di Totò e quelli del Sor Pampurio, fumetto del "Corriere dei Piccoli" fin dagli anni trenta).

L'atmosfera fantastica del film è richiamata dagli accostamenti incongrui e dal tratto naïf del quadro: se la Terra è alta nel cielo, non sorprende che Istambul disti esattamente 4253 km. L'origine disparata degli elementi costituenti porta a sottolineare però (casualmente?) la coesistenza nello spazio (e, per analogia, ma anche logicamente, nel tempo) delle vicende degli stessi protagonisti anche nelle relative opere cinematografiche (stavolta di certo non casualmente).

Che cosa indica tale coesistenza? Certo, l'ispirazione è fantastica, il quadro è naïf, ma una possibile illuminazione ci viene dalla frase in alto, da "Che cosa sono le nuvole?". In quel film viene pronunciata in un momento drammatico, struggente e patetico insieme; il momento della disperazione di due burattini che (forse) non hanno mai vissuto. L'affermazione così toccante sulla 
magnificenza della natura, e in quella specifica contingenza, non significa forse il riconoscimento dell'equivalenza e della indifferenza dei distinti momenti del tempo, a petto dei cicli e della grandezza del creato (soprattutto se guardato da distante, visto dalla Luna)? Non vuole quindi dire, di più, che il prima è come il dopo e che, in definitiva, essere vivi è come essere 
morti? Se si riflette che tale morale della favola è posta dallo stesso Pasolini a suggello de La Terra vista dalla Luna, allora si dovrà concludere che l'accostamento (a tutta prima, arbitrario) dei disparati elementi del quadro può invece ricondursi a una logica comune ai tre film citati.

Dove cogliere questa logica? Su una "Terra vista dalla Luna", dove è normale che Istambul disti esattamente Km 4253.
 

Roberto Rogai


 

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Cesare Pace, Omaggio a Pasolini

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