Sopralluoghi in
Palestina
per il Vangelo
secondo Matteo
1963-64
.
Regia e commento
Pier Paolo Pasolini; interventi Pier Paolo Pasolini e don
Andrea Carraro; musica a cura di Pier Paolo Pasolini
Produzione
Arco Film (Roma); produttore Alfredo Bini. Riprese:
giugno-luglio 1963; esterni Galilea: lago di Tiberiade, Monte
Tabor, Nazareth, Cafarnao; Giordania: Baram, Gerusalemme, Bersabea, Betlemme;
Siria: Damasco; durata 52 minuti.
I commenti
Su richiesta di Alfredo Bini,
produttore del Vangelo secondo Matteo,
nel giugno 1963 Pasolini si recò in Palestina, insieme a don Andrea Carraro
della Pro Civitate Christiana di Assisi, per visitare - e riprendere -
i luoghi della narrazione evangelica.
Il viaggio in Giordania,
Galilea e Siria si protrasse per una quindicina di giorni, toccando in
particolare Nazareth e Betlemme, Gerusalemme e Damasco, senza che peraltro
Pasolini riuscisse a decidere, superando le perplessità iniziali, se girare
o meno il film in quelle località (si aggiunga che Israele era permanentemente
in guerra e che, in quelle condizioni, girare un film non sarebbe stato
affatto agevole; oltretutto, a ciò era particolarmente sensibile il produttore).
Alla fine il regista non
fu per niente convinto dell'opportunità di realizzare il film in quei
luoghi e il materiale girato rimase inutilizzato. Pasolini provvide unicamente
a doppiarlo improvvisando un proprio commento "“in tempo reale" nella sala
di doppiaggio.
Nel filmato sono messi in
particolare risalto due elementi:
- l'enorme squilibrio arrecato
al territorio, alle popolazioni e al paesaggio da un selvaggio e incontrollato
"progresso tecnologico" (espansione edilizia a Betlemme, grattacieli a
Nazareth), tale che il mondo biblico "appare, ma riaffiora di tanto in
tanto come un rottame";
- i volti, le espressioni
della gente comune le "solite facce, tetre, belle, dolci, [di una] dolcezza
animalesca precristiana" degli arabi poveri; facce, espressioni che sono
le stesse dei sottoproletari di tutto il mondo.
Nel suo commento, Pasolini
dice tra l'altro: "Per me spirituale corrisponde a estetico, non religioso.
La mia idea che le cose quanto più sono piccole e umili, tanto più sono
grandi e belle nella loro miseria, ha trovato uno scossone estetico, un'ulteriore
conferma".
Commenta Serafino Murri
nel suo Pier Paolo Pasolini (Il Castoro, Milano): "Il viaggio in
Terrasanta fallisce nel suo scopo principale, quello di individuare alcuni
luoghi intatti, così come doveva vederli Cristo durante la sua vita, ma
diviene per il regista un tuffo suggestivo tra le macerie di una storia
inconclusa e irriconoscibile, da cui trarrà linfa l'ispirazione antiretorica
del Vangelo".
Pasolini ricostruì dunque
i luoghi del Vangelo secondo Matteo
nel Sud dell'Italia: Puglia, Lazio e Calabria divennero i luoghi della
Galilea così com'era duemila anni prima e la Palestina fu "ricostruita"
in Basilicata, in particolare tra i sassi di Matera e con i suoi
abitanti.
.
. |
.
.
.
|