San Paolo.
Progetto per un film
1968
.
Nel 1968 Pasolini lavorò
intensamente al progetto di un film su San Paolo, stendendo un abbozzo
di sceneggiatura. Vi furono però, dopo il tiepido successo di Medea,
forti preclusioni da parte dei produttori che impedirono l'attuazione di
tale progetto.
Pasolini si era dedicato
a un lavoro che sentiva particolarmente: si coglie, dal testo della sceneggiatura,
nell'infiammata attività di San Paolo, nella sua predicazione controcorrente,
nella continua provocazione lanciata contro il ristagno morale di un'epoca
di crisi, i tratti della battaglia culturale e civile che Pasolini andava
conducendo.
"L'idea poetica", dice Pasolini,
"– che dovrebbe diventare insieme il filo conduttore del film – e anche
la sua novità – consiste nel trasporre l'intera vicenda di San Paolo
ai nostri giorni", di rimpiazzare cioè i luoghi antichi del potere
e della cultura con Parigi, Londra, Roma New York, la Germania. "Il teatro
dei viaggi di San Paolo non è più, dunque, il bacino del
Mediterraneo, ma l'Atlantico." Il film avrebbe dovuto iniziare con scene
in esterni di Parigi tra il 1938 e il 1944, cioè sotto l'occupazione
nazista, ricercando documenti cinematografici d'archivio che descrivessero
la vita quotidiana della Parigi di quei giorni. Al conformismo dei tempi
dell'apostolo (quello dei Giudei e quello dei Gentili) occorreva poi sostituire
il conformismo contemporaneo. "Gli antichi dominatori romani sono dunque
sostituiti dall'esercito hitleriano, e i farisei dalla classe conservatrice
e reazionaria francese, tra cui naturalmente i collaborazionisti di Pétain."
"È chiaro", scrive
Pasolini, " che Paolo ha demolito rivoluzionariamente con la semplice forza
del suo messaggio religioso, un tipo di società fondata sulla violenza
di classe, l'imperialismo e soprattutto lo schiavismo […] Naturalmente,
tutto questo non sarà esposto così esplicitamente e didascalicamente
[…] Le cose, i personaggi, gli ambienti parleranno da sé. E da qui
nascerà il fatto più nuovo e forse poetico del film: le “domande”
che gli evangelizzati porranno a San Paolo saranno domande di uomini moderni,
specifiche, circostanziate, problematiche, politiche, formulate con un
linguaggio tipico dei nostri giorni; le “risposte” di San Paolo, invece,
saranno quelle che sono: cioè esclusivamente religiose, e per di
più formulate col linguaggio tipico di San Paolo, universale ed
eterno, ma inattuale (in senso stretto). Così il film rivelerà
attraverso questo processo la sua profonda tematica: che è contrapposizione
di “attualità” e “santità” – il mondo della storia, che tende,
nel suo eccesso di presenza e di urgenza, a sfuggire nel mistero, nell'astrattezza,
nel puro interrogativo; e il mondo del divino, che, nella sua religiosa
astrattezza, al contrario, discende tra gli uomini, si fa concreto e operante.*
* Pier Paolo Pasolini, San
Paolo, Einaudi, Torino 1977
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SUL
CINEMA DI
PIER
PAOLO PASOLINI
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