Il cinema

Pasolini per il cinema
a cura di Walter Siti e Franco Zabagli
Mondadori, Milano

Pier Paolo PasoliniNei due volumi Pasolini per il cinema dei "Meridiani" (la collana coordinata da Walter Siti) in oltre 3300 pagine ci è restituta l'immagine di un autore che ha fatto del mezzo cinematografico uno degli assi portanti della propria estetica, affrontandolo però, come ha sempre voluto precisare, "da poeta", ovvero con sguardo del tutto immune da concessioni anche minime al mercato di cassetta. 

Una prospettiva che mettesse ogni nervo espressivo allo scoperto; in cui strazio e pietas, orrore e lirismo, speranza e pessimismo, richiamo alla spontaneità popolare e raffinatezza culturale fossero emulsionati in un composto dagli elementi inscindibili e dalla carica eversiva ancor oggi deflagrante. In tempi come quelli attuali la figura di Pasolini appare sempre più "aliena", se così si può dire, rispetto ai modelli di vita proposti dai mercanti di sogni e dagli spot pubblicitari. 

Se in una certa parte del mondo letterario e critico italiano si cerca già da anni, inutilmente, di ridurre il valore dei romanzi e delle poesie pasoliniane, la stessa operazione di revisionismo non è riuscita per quanto riguarda le sue pellicole, che anzi vedono un sempre maggior numero di rivalutazioni critiche. Indispensabili, quindi, questi volumi che presentano una quantità di materiale davvero impressionante. Sceneggiature originali, commenti destinati all'attività documentaristica, lavori scritti per altri registi o in collaborazione con altri sceneggiatori, idee per progetti non realizzati, articoli sul cinema, interviste e interventi a dibattiti, dichiarazioni estetiche riguardo alla propria attività su pellicola. Parecchio materiale era diventato di reperibilità quasi impossibile, e l'averlo messo nuovamente a disposizione di appassionati e studiosi è un'ulteriore nota di merito per questa impresa editoriale.

Vincenzo CeramiNel suo ottimo saggio introduttivo, Vincenzo Cerami sottolinea come la lettura delle sceneggiature sia solo di poco inferiore alla godibilità dei lavori di narrativa pura e la saldezza di scrittura pasoliniana renda a un genere generalmente ritenuto "minore" una dignità artistica autonoma difficilmente riscontrabile in altri esempi del genere. Del resto lo stesso Pasolini dichiarava di aver iniziato l'attività cinematografica completamente "digiuno di tecnica", dovendo imparare "tutti i possibili movimenti di macchina, e li imparavo inventandoli di volta in volta". Le sue sceneggiature, dunque, prescindono da questo aspetto puramente tecnico e continuano a giustificare la loro esistenza di fronte alla letteratura attraverso una scrittura secca, priva di ogni orpello, che mette a fuoco personaggi e situazioni in pochi attimi. Questo vale soprattutto per i primi film, da Accattone sino a Ostia e Mamma Roma.

A Partire dal Vangelo secondo Matteo, le indicazioni tecniche riguardo al tipo di ripresa da effettuare e agli obiettivi da usare cominciano a apparire sempre più minuziose (man mano che Pasolini acquisiva una sicurezza tecnica sempre maggiore) senza però che questo appesantisca in modo particolare la lettura dei testi. 

Cerami pone anche l'accento sul passaggio dei film di Pasolini dal bianco e nero al colore, e come questo abbia influenzato il suo modo di "narrare" le scene che voleva filmare, facendo continui riferimenti all'amatissimo mondo della pittura (in particolar modo quella di scuola senese). 

Tra le cose più interessanti segnaliamo una curiosa sceneggiatura disegnata a fumetti dallo stesso Pasolini, realizzata come appendice della Terra vista dalla luna, la trascrizione del programma televisivo La forma della città, il testo del progetto che Pasolini voleva realizzare dopo aver girato Salò e che avrebbe dovuto vedere tra i protagonisti Eduardo De Filippo, Porno-Teo-Kolossal, i contributi a film celeberrimi come Il Bell'Antonio, Le Notti di Cabiria e La Dolce Vita, gli appunti per il film su San Paolo e numerose altre pagine che non hanno trovato la via del grande schermo, tra cui Il Padre Selvaggio

Nel primo dei due volumi dei "Meridiani, in apertura, Bernardo Bertolucci traccia un ritratto affettuoso di Pasolini, ricordando la propria esperienza di aiuto regista per Accattone e paragonando il metodo pasoliniano di girare a una vera e propria "nascita del cinema" realizzata "con la furia e la naturalezza di chi, trovandosi tra le mani un nuovo strumento espressivo, non può non impadronirsene totalmente, annullarne la storia, dargli nuove origini". 

Queste parole sono forse la miglior valutazione possibile dell'opera cinematografica di Pier Paolo Pasolini; una ricerca inesausta della "necessità" artistica del fare cinema, e una conseguente, unica, originalità espressiva. Molte delle pagine di questo libro ne offrono esemplare testimonianza.

Fonte: Carlo Boccadoro per "Diario della settimana"

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Pasolini per il cinema - "Meridiani" Mondadori

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