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Saggistica I mondi di Pasolini
e Guareschi di fronte
Nel 1963 fu prodotto – da Gastone Ferrante, per la Opus Film – un film singolare, sfortunato all’epoca e oggi pressoché dimenticato, La rabbia. Un film di montaggio, realizzato utilizzando materiale di repertorio ricavato dai cinegiornali, sui principali avvenimenti politici, sociali, religiosi, mondani degli anni ’50 e ’60. ![]() La storia della realizzazione, del lancio, della brevissima circolazione del film è stata recentemente ricostruita da Paolo Garofalo, l’attivo operatore culturale che, già responsabile dell’Archivio Pasolini di Casarsa, è autore di saggi, sceneggiature e filmati sulla cultura friulana (su Pasolini e Turoldo in particolare) e ora ideatore e promotore di un progetto di coordinamento tra gli archivi e musei letterari d’Italia. È appunto in occasione di una recente iniziativa congiunta della Casa-Museo Luigi Capuana di Mineo, in provincia di Catania, e del Club dei Ventitrè di Roncole Verdi, in provincia di Parma, che, ricorrendo il trentennale della morte di Pasolini, Garofalo ha presentato il film e il volumetto illustrativo La rabbia di Pier Paolo Pasolini e Giovannino Guareschi. Speranza e disperazione. Convergenze e divergenze, pubblicato dalle Edizioni del Museo Capuana. ![]() Vero è che il film esacerbò gli attriti, ma va anche detto che Guareschi interpretò la parte di uomo di destra al di là del suo animo: lo stesso Pasolini attribuiva la nascita del proprio antifascismo al Bertoldo di cui Guareschi era stato collaboratore, e ricordava il suo internamento in campi di concentramento nazisti, e la carcerazione per “diffamazione” di De Gasperi...
Suonano oggi più equilibrati i giudizi di quanti decretarono semplicemente l’insuccesso del film, imputandolo all’assenza di un autentico contraddittorio: le due parti giustapposte entrambe unilaterali, esclusive, scarsamente dialettiche. Il saggio di Garofalo presenta molti elementi di conoscenza e di giudizio del film, riportando i temi prescelti, gli stilemi adottati, i testi a commento delle sequenze, le rivendicazioni e le recriminazioni dei due autori, e alcuni aneddoti sulle fasi della lavorazione, e costituisce un interessante contributo alla storia del cinema italiano e, soprattutto, alla migliore conoscenza di due autori diversamente rappresentativi della cultura del Novecento.
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