"[Il film Appunti
per un’Orestiade africana] è uno dei più belli di Pasolini.
Mai convenzionale,
mai pittoresco, il documentario
ci mostra un'Africa autentica, per niente esotica e perciò
tanto più misteriosa
del mistero proprio dell'esistenza, coi suoi vasti paesaggi da preistoria,
i suoi miseri villaggi abitati
da un'umanità contadina e primitiva, le sue due o tre città
modernissime già
industriali e proletarie. Pasolini 'sente' l'Africa nera
con la stessa simpatia poetica
e originale con la quale a suo tempo ha sentito
le borgate e il sottoproletariato
romano."
.
Alberto
Moravia
.
.
In
attesa che la Cineteca di Bologna presenti al prossimo Festival di Cannes
l’edizione di Appunti per un’Orestiade africana (1970) restaurata
dal laboratorio L’Immagine ritrovata, il Centro Studi - Archivio Pier Paolo
Pasolini di Bologna presenta una proiezione del film, preceduto da un lavoro
di montaggio autoprodotto, Pasolini e l’Orestiade - interviste e filmati
(1968-1973). Il montaggio comprende un estratto da un’intervista radiofonica
del gennaio 1968, a cura di Ruggero Jacobbi, dove Pasolini si sofferma
a parlare della sua traduzione dell’Orestiade di Eschilo del 1959,
per uno spettacolo diretto e interpretato da Vittorio Gassman l’anno successivo.
Alcune rare fotografie documentano
i viaggi effettuati da Pasolini in Africa, spesso accompagnato da Alberto
Moravia, nel 1963 per i sopralluoghi del film mai realizzato Il padre
selvaggio e nel 1968-’69 per gli Appunti per un’Orestiade africana.
L’inserto filmato comprende,
invece, alcune rare riprese della tumultuosa presentazione del film “africano”
di Pasolini il 1° settembre 1973 alle Giornate del cinema italiano
di Venezia (che avevano temporaneamente sostituito la tradizionale Mostra
del Cinema). In quella serata, il poeta-regista fu violentemente contestato
da alcuni spettatori che lo accusavano di avere ceduto al “mercato” realizzando
i primi due film della Trilogia della vita.
La proiezione al Lumière
2 di Appunti per un’Orestiade africana sarà seguita dagli
interventi di Gian Vittorio Baldi, produttore del film (e co-produttore
di Porcile) e regista cinematografico, dello studioso di Italianistica
Marco
Antonio Bazzocchi, autore del recente libro Corpi che parlano. Il
nudo nella letteratura italiana del Novecento (Bruno Mondadori, 2005)
che comprende alcuni saggi su Pasolini, e Simonetta Nannini, studiosa
di Letteratura greca all’Università di Bologna.