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Lunedì 15 dicembre 2008 - Sala Officinema/Mastroianni (via Azzo Gardino 65/a, Bologna) La XXIV edizione dei Premi Pier Paolo Pasolini, organizzata dall'Associazione Fondo Pasolini, si aprirà con l'omaggio ad un protagonista del cinema del poeta-regista: Franco Citti A cura dell'Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini |
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![]() Lunedì 15 dicembre 2008
Per la prima volta a Bologna,
ospite della Cineteca, il leggendario interprete di Accattone e
Edipo
Re sarà presente alla proiezione di un'antologia di sequenze tratte
dai suoi film più importanti, quindi assisterà alla consegna dei Premi
Pasolini 2008.
«Ancora cucciolo, timidissimo, con gli occhi d'angoscia della timidezza e della cattiveria che deriva dalla timidezza, sempre pronto a dibattersi, difendersi, aggredire, per proteggere la sua intima indecisione: il senso quasi di non esistere che egli cova dentro di sé. Per contraddire questa sua ingiusta incertezza d'esistenza, egli non ha altri strumenti che la propria violenza e la propria prestanza fisica: e ne fa abuso. (...) Come tutti coloro la cui psicologia è infantile, Franco ha un profondo senso della giustizia. Sente profondamente la propria colpa quando commette qualcosa di ingiusto e non sa ammettere che altri compiano qualcosa di ingiusto. Questa consacrazione, avvenuta nella sua infanzia, di un fondamentale senso di giustizia, e quindi di colpa, fa sì che tutta la sua vita sia pervasa da qualcosa di mitico, di rigido, di immodificabile (come in tutte le consacrazioni). Ha dovuto costruirselo da sé questo senso di giustizia (nelle strade della Maranella, negli istituti di educazione), e l'ha fatto male. (...)
VEDI ANCHE: un altro manifesto del film Accattone una raccolta di trentatré fotogrammi tratti dallo stesso film Nato a Roma nel 1935, originario delle stesse borgate sottoproletarie che lo scrittore aveva narrato in Ragazzi di vita e Una vita violenta, Citti conobbe Pasolini all'inizio degli anni '50, quando lo scrittore stava lavorando alla stesura del romanzo che doveva dargli la notorietà (Ragazzi di vita, appunto) e frequentava il fratello Sergio, da lui definito "lessico vivente romanesco". Quando Pasolini esordì nel cinema, volle che Accattone, il giovane prosseneta condannato ad una casuale morte violenta, avesse il volto inquieto e sofferto di Franco Citti. Così il "non attore" divenne l'incarnazione stessa di un'umanità respinta ai margini della "Città di Dio", che nonostante la degradazione in cui vive, conserva un'inattesa, paradossale, intatta innocenza. Citti non fu soltanto il volto e il corpo di un personaggio pasoliniano ma dimostrò una spontanea inclinazione a ruoli cinematografici che coincidevano con la sua identità senza filtri e senza maschere. Diventò uno dei volti emblematici
dell'intero cinema di Pasolini, incarnando figure inquietanti e maledette
- l'ex ruffiano Carmine di Mamma Roma (1962), il cannibale di Porcile
(1969), Ciappelletto de Il Decameron (1971) - apparizioni demoniache
e magiche - un diavolo dei Racconti di Canterbury (1972), il demone
orientale de Il Fiore delle Mille e una notte (1974) - ma diede
anche il suo volto ad un memorabile, barbarico, disperato Edipo in Edipo
Re (1967).
Dopo l'omaggio a Franco Citti, sarà proiettato un raro cortometraggio appartenente al Fondo Corona della Cineteca di Bologna: Il ragazzo motore (1967) di Paola Faloja. Il film focalizza il fenomeno della trasformazione dei giovani delle borgate negli anni del boom economico, quando la diffusione dei ciclomotori finisce per diventare uno strumento di alienazione (e talvolta anche di morte). Si ignorava, fino a tempi recenti, che Pier Paolo Pasolini avesse collaborato al cortometraggio, raccontando egli stesso, con la sua voce, un sogno che assume lo spessore di un racconto. Seguirà l'assegnazione dei
Premi
per la migliore tesi di laurea assegnato da una giuria internazionale
che comprende Gianni Scalia (presidente), Marco Antonio Bazzocchi,
Luciano
De Giusti, Massimo Fusillo, Peter Kammerer,
Hervé-Joubert
Laurencin, Giacomo Manzoli, Guido Santato e Giovanni
Spagnoletti.
Roberto Chiesi
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