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Commenti e notizie Un santo laico, citato
da tutti
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politici. Domenica ne hanno parlato in due, tra loro molto differenti: Marco Pannella e Sergio Cofferati. Il
primo, impegnato nel digiuno di protesta, parla di se stesso e dei radicali
attraverso una citazione: «Come diceva Pasolini, abbiamo frequentato
gli angoli più oscuri, non abbiamo paura di niente, di puttane e
fascisti».
«Abbiamo un potente mezzo di lotta, la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. Con essa dobbiamo lottare senza perdere un colpo. I nostri avversari sono criticamente e razionalmente tanto deboli quanto sono poliziescamente forti, ma non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere prima o poi alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento col sentimento. E allora taceranno. Il loro castello di ricatti, violenza, menzogne crollerà».Sono due riferimenti che ben esprimono due delle principali facce dello scrittore: il polemista che usa le grandi armi della retorica e nell'anno dell'uccisione dei ragazzi comunisti fa appello alla ragione; l'altro è lo scrittore corsaro che conosce bene quello che accade al corpo vivo dell'Italia perché, a differenza dei colleghi letterati, la sera lascia la scrivania e la macchina da scrivere e, come mister Hyde, s'immerge nelle periferie romane alla ricerca di ragazzi di vita. Cofferati,
che è stato probabilmente da giovane un lettore di Vie Nuove, sceglie
il Pasolini della passione civile, lo scrittore che non conosce ancora
la disperazione esistenziale e umana dei primi anni Settanta, quella che
precede l'eccidio delle culture particolari, la mutazione antropologica,
la trasformazione del popolo delle periferie e delle borgate, povero ma
dignitoso, nella massa piccolo-borghese dell'Italia
Pannella, che di Pasolini è stato un compagno di strada importante, come mostrano gli articoli raccolti negli Scritti corsari e in Lettere luterane, ha maggior consuetudine con lo scrittore dell'impurità, delle provocazioni sul fascismo degli antifascisti, sull'indistinzione fisica tra i giovani di destra e di sinistra, il Pasolini antirazionalista, isolato e polemico, voce che urla nel deserto dei suoi due ultimi anni di vita. Pasolini
è diventato un'icona della laicità, in un processo progressivo
di santificazione che ricorda, per certi tratti quello di Padre Pio: risponde
a un bisogno di parole di verità, di scandalo, di incoerente coerenza,
tutti aspetti che sembrano scomparsi dal paesaggio intellettuale e
Comunque
la si pensi su di lui, Pasolini ha gettato il suo corpo nella lotta, ha
espresso una fisicità che invece le parole e i gesti degli intellettuali
e degli scrittori occultano. Sovente per pudore, più spesso per
mancanza di coraggio.
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